la Repubblica, 22 maggio 2017
Col caldo alle Svalbard i semi di tutto il mondo finiranno in ammollo
ROMA Il portone di cemento è costruito per resistere a un’atomica o all’impatto con un aereo. Ma non al riscaldamento climatico. Ecco allora che dopo un inverno più mite e piovoso del solito, alle isole Svalbard, l’”arca di Noè” dei semi del mondo si è allagata.
Nulla di drammatico, «i semi sono al sicuro» precisano le autorità norvegesi che gestiscono il “Global Seed Vault”, il bunker sotterraneo che, a poco più di mille chilometri dal Polo Nord, vuole preservare il patrimonio vegetale dell’umanità. Lo scorso inverno l’Artico ha registrato temperature anche di 8 gradi superiori alla media. L’acqua, nella “cassetta di sicurezza dei semi”, è penetrata dalla porta di cemento ed è scesa lungo il tunnel del bunker per una quindicina di metri. Poi si è ghiacciata ed è stata grattata via dai pompieri. La “cattedrale” – la sala grande come un campo di calcio dove sono depositati 500 milioni di semi di circa 930mila varietà da tutti i continenti (l’Italia contribuisce con due soli campioni di mais da polenta) – si trova al sicuro, oltre cento metri più avanti. Ma di certo non si tratta di una buona notizia, per una struttura inaugurata con gran fanfara appena nove anni fa per «resistere alle sfide del tempo e ai disastri naturali o causati dall’uomo».
Il tempo (in senso meteorologico) ha invece avuto la meglio. Lo scorso autunno lo Svalbardposten, giornale locale, ha riportato le prime notizie delle infiltrazioni. Il 22 ottobre, dopo un week end di pioggia, la portavoce del Direttorato per la proprietà pubblica norvegese, Hege Njaa Aschim, è stata costretta a spiegare al giornale che «la sala interna è al sicuro, ma ci sono problemi con l’ingresso». A causa delle infiltrazioni, l’impianto elettrico che mantiene la temperatura interna a meno 18 è saltato. E il freddo rigido capace di preservare i semi in condizioni ideali si è leggermente allentato. «Ora stiamo pensando – ha aggiunto Aschim – a provvedimenti che abbiano come prospettiva quella dell’eternità». Queste misure sono appena state annunciate da Crop Trust, l’organizzazione internazionale che gestisce il deposito. «Il permafrost non è stabile come previsto» esordisce il suo comunicato. «Dei canali di scolo saranno scavati ai lati della montagna per impedire che l’acqua si accumuli attorno all’ingresso anche in caso di mutamenti del clima». La porta di cemento sarà impermeabilizzata, così come il tunnel che porta alla “cattedrale”. I trasformatori elettrici – fonte di calore – verranno trasferiti all’esterno. Eventualmente verrà previsto un secondo tunnel di accesso, più lontano dalle zone dove si accumula l’acqua. I lavori dureranno circa un anno.
«La perdita di una specie vegetale è irreversibile come l’estinzione dei dinosauri» spiega Crop Trust. E anche se nel mondo esistono 1.700 banche dei semi regionali, l’organizzazione norvegese fa notare che «molte di queste sono esposte a catastrofi naturali, guerre, mancanza di fondi o cattiva gestione». In caso di scomparsa di una specie vegetale, dovuta a malattie o anche semplicemente alla scelta dei contadini di rinunciare a una varietà, la Global Seed Vault conserverà per sempre (o quasi) dei semi di scorta in una montagna coperta dal permafrost, un’ex miniera quasi priva di rischio sismico e al riparo dall’innalzamento dei mari (si trova a 130 metri di altitudine).
Due anni fa, effettivamente, la Global Seed Vault ha dimostrato la sua utilità durante la guerra in Siria. Ad Aleppo – una delle prime regioni della Mezzaluna Fertile in cui l’agricoltura fu adottata dall’uomo – la banca locale, specializzata in specie capaci di crescere in zone aride, smise gradualmente di funzionare a partire dal 2012. Stessa sorte avevano subito in precedenza i depositi di Iraq, Afghanistan e Filippine (per colpa di un’alluvione). Sparpagliati in altri paesi del medio oriente, gli agronomi siriani si fecero restituire alcuni dei loro semi dalla banca nel 2015. In quel buco che oggi fa mostra di sé sugli scaffali (la scatola che conteneva i semi di Aleppo), sta tutta l’importanza dell’arca di Noè delle Svalbard.