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 2017  maggio 22 Lunedì calendario

Così dal vaiolo alla poliomielite i vaccini hanno salvato l’umanità

«IL vaiolo è morto!». Questo l’annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità che, nel 1979, certificava l’eradicazione completa del vaiolo dalla faccia della terra, dopo una campagna vaccinale globale durata oltre trent’anni. Una malattia contagiosa devastante che nei millenni precedenti (il corpo mummificato di Ramsete V, morto nel 1157 a.C., ne porta segni evidenti) aveva causato milioni di morti era finalmente scomparsa. Molto probabilmente, il più grande successo di sanità pubblica, insieme all’acqua corrente e al lavaggio delle mani.
Quando, intorno al 1780, Edward Jenner, giovane medico condotto della campagna inglese, osservò che le uniche persone che non contraevano il vaiolo durante le devastanti epidemie che si susseguivano a quel tempo in Inghilterra erano i mungitori che venivano a contatto con il vaiolo delle vacche (il “vaiolo vaccino”), si rese conto di aver scoperto qualcosa che avrebbe cambiato la storia della medicina: la vaccinazione. Il 14 maggio 1796 inoculò il virus del vaccino delle vacche al bambino James Phipps, che infatti non si ammalò durante la successiva ondata epidemica di vaiolo.
Ben presto la pratica fu riconosciuta a livello mondiale. L’obbligatorietà della vaccinazione antivaiolosa fu adottata nella popolazione generale per la prima volta nel principato di Piombino e Lucca nel 1806. Nell’Italia post-risorgimentale, la vaccinazione contro il vaiolo fu resa obbligatoria nel 1888.
Dopo l’eradicazione del virus, l’antivaiolosa non si pratica più. Ma di virus e batteri devastanti purtroppo ne girano ancora molti. E alcuni sono nuovi, ad esempio l’Hiv, per il quale un vaccino ancora non c’è: sono morte in pochi anni oltre 40 milioni di persone. L’Aids è solo un esempio delle catastrofi che possono causare virus o batteri per i quali manca un vaccino efficace: 2 milioni di morti all’anno per la tubercolosi, 600mila per la malaria.
Per fortuna, per altre malattie infettive che hanno devastato generazioni anche qui, nei Paesi più ricchi, la lista dei vaccini in grado di salvare vite o di abbattere patologie gravi è piuttosto lunga. È il caso dell’epatite B: siamo il primo Paese al mondo che ne ha reso obbligatoria la vaccinazione, e in Italia i casi di epatite B sono calati dell’86%. Sappiamo invece cosa sia successo per l’epatite C, per la quale un vaccino ancora non c’è.
Certo, poiché i vaccini sono “farmaci”, è ovvio che possono avere (qualche, raro) effetto collaterale, la cui incidenza è però “strettamente sorvegliata” a livello mondiale oltre che nazionale. Nulla in medicina è sicuro al 100%: anche la buona vecchia aspirina può far male, così come l’acetaminofene (o paracetamolo) che diamo ai nostri figli in caso di febbre. Ma è l’incredibile rapporto beneficio/rischio che va considerato per i vaccini. Un beneficio di cui ci si accorge soltanto quando mancano o non sono disponibili.
Un esempio che viene facilmente in mente è la poliomielite, che è scomparsa nei Paesi ricchi, ma non dove il vaccino non riesce sempre ad arrivare (in Africa ad esempio). E dove i vaccini non riescono ad arrivare, in genere nei Paesi più poveri, virus e batteri la fanno da padroni. Solo nel 2015, all’Oms sono stati notificati 134.200 decessi per morbillo (15 morti ogni ora), una malattia infettiva erroneamente considerata “innocua”. Come la rosolia. Ma le mamme invece conoscono bene i rischi che il bambino può correre se l’infezione viene contratta durante la gravidanza.
Ora, come funzionino i vaccini oggi è piuttosto chiaro a tutti: preparano le “forze dell’ordine” del nostro organismo, il sistema immunitario, a rispondere prontamente all’attacco terroristico di germi cattivi. Questo per quanto riguarda la protezione individuale. Ma un altro aspetto è essenziale per comprendere il “lavoro” dei vaccini in termini di Sanità pubblica. Un bambino vaccinato è ovviamente protetto dal punto di vista personale. Ma se la copertura della popolazione non è sufficientemente alta (e nel nostro Paese sta calando), virus e batteri continuano a circolare perché trovano con facilità i loro bersagli. Che spesso sono i bambini più fragili, come quelli che non possono essere vaccinati perché il loro sistema immunitario non funziona bene.
Per far sì che le malattie infettive che hanno rovinato la vita di tante persone e che pian piano siamo riusciti ad abbattere non tornino, temo non ci sia altra strada che rendere obbligatorie le vaccinazioni essenziali. È un’azione che non soltanto ha una base scientifica, ma fa parte della battaglia contro le diseguaglianze di salute, non solo tra Nord e Sud del mondo, ma anche all’interno dei Paesi più ricchi. Abbiamo il dovere di non sprecare le opportunità di prevenzione e accesso alle cure che sistemi sanitari universalistici come il nostro mettono a disposizione dei cittadini.