Corriere della Sera, 22 maggio 2017
Gli italiani bocciano con il portafoglio la classe dirigente
Prima o dopo ogni elezione, ci sono sempre vari modi di leggere i giudizi degli italiani sulla loro classe politica. Il più immediato è attraverso i sondaggi, ma ce ne sono altri. Per esempio: quanto è facile per chi organizza le dirette tv trovare persone disposte a far parte del pubblico in studio gratis, se gli ospiti sono leader di partito. In certi momenti è molto, in altri no (e questo è un momento no). C’è poi un ulteriore modo di interpretare gli umori degli italiani verso i politici attraverso un canale meno visibile: la bilancia dei pagamenti che la Banca d’Italia pubblica tutti i mesi. L’ultimo bollettino è di venerdì e i numeri dicono che gli italiani non si fidano più dei politici. Credono loro sempre meno. Come si capisce? Investono sempre più in attività finanziarie e titoli esteri (conti correnti, fondi, obbligazioni, azioni) e sempre meno negli equivalenti italiani. In altri termini portano soldi all’estero, in un modo o in un altro. Gli italiani stanno votando con il portafoglio contro le prospettive che l’insieme della classe politica offre loro.
I numeri sembrano chiari. Nell’anno concluso a marzo scorso gli investitori e i risparmiatori italiani registrano flussi netti di nuove esposizioni sull’estero per 115,7 miliardi di euro. È un’oscillazione fuori dall’Italia e verso il resto del mondo di proporzioni importanti: oltre duecento miliardi rispetto a un anno prima, perché nei dodici mesi fino al marzo del 2016 gli italiani avevano invece accumulato nuove posizioni nette sul loro Paese per 94 miliardi. Sempre nell’ultimo anno, anche gli investitori esteri segnano deflussi netti di portafoglio per 84 miliardi.
Eppure in fondo i partiti non hanno prodotto grossi incidenti in questo periodo, solo molta incertezza prima e dopo il referendum costituzionale. Chissà allora come reagirebbero gli italiani con i loro soldi se la classe politica funzionasse anche peggio di così.