Corriere della Sera, 22 maggio 2017
Grillo non si ferma. Un suo emissario alla messa del cardinale
ASSISI Una frenata che non cambia le intenzioni. O poco più. La parole del segretario di Stato Pietro Parolin sui Cinque Stelle che si autodefiniscono «veri francescani» («Non vedo nessun partito politico che possa identificarsi in quel modello») e quelle di monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana («Che c’entrano i Francescani? Sono aspetti che la politica deve risolvere da sé. La Chiesa è ben accorta, ha la sapienza dei secoli e non entra nelle querelle politiche»), suonano come un passo indietro, ma la tela che il Movimento sta tessendo con il mondo cattolico non si strappa. Con calma, ma si va avanti.
Dopo la visita – di due ore – al Sacro Convento di Assisi di Beppe Grillo (che ha suscitato il grande interesse e molte domande da parte dei frati), ieri in prima fila alla messa celebrata da Parolin c’era il consigliere regionale umbro di M5S Andrea Liberati. Qualche inquietudine hanno suscitato sui due fronti le voci di un possibile incontro tra Grillo e gli esponenti della Santa Sede presenti ieri ad Assisi, ma quello che è certo – secondo i ben informati – è che i contatti proseguiranno in altre sedi e (per ora, probabilmente) con altri referenti. Il Movimento, dal canto suo, non ha fretta. E non ci sono motivi politici all’orizzonte per accelerare la fase di studio-conoscenza dei due mondi, quello pentastellato e quello cattolico.
Lo stesso Grillo, intercettato all’uscita dell’hotel dove ha soggiornato a Perugia prima dell’intervento di Parolin, ha gettato acqua sul fuoco. Ha smentito i rumors su eventuali faccia a faccia con personalità di primo piano come il segretario di Stato e ha sottolineato con un laconico «sì, certo» il fatto che la Chiesa non debba essere strumentalizzata.
Poi scherzosamente ha rivisitato il suo rapporto con i francescani: «Il rapporto che ho io con i francescani è quasi di missione professionale, perché uno dei più grandi francescani è stato Luca Pacioli, francescano del ’500, braccio destro di Leonardo da Vinci, che ha inventato la ragioneria: essendo io ragioniere, mi sembrava doveroso rendere omaggio al più grande ragioniere della storia». Nessuna replica, poi, dopo le parole di Parolin e Becciu. E poco importa pure che l’associazione con i francescani ribadita sabato da Grillo sia un suo mantra da qualche anno.
Strategie e diplomazie, quindi, che si muovono con cautela, anche perché a tener banco è sempre la bagarre politica. Ieri il leader Cinque Stelle è intervenuto anche sul tema delle intercettazioni dando una lettura moderata del loro uso: «La verità è sempre nel mezzo: se c’è un’intercettazione c’è una procedura approntata da un pm o da un giudice, è giusto. Io non ho alcun problema ad essere intercettato. Però capisco che ci siano problemi ad essere sparati sui giornali». «Dipende caso per caso – ha aggiunto Grillo – e da dove proviene questa roba. Dato che il tramite siete sempre voi giornalisti, c’è da tenere più d’occhio voi che i magistrati».
Il leader ha anche ironizzato sulla rinascita di un asse Renzi-Berlusconi sulla riforma della legge elettorale: «Parliamo dei viventi, parliamo di cose normali». «Noi abbiamo già proposto la nostra visione sulla legge elettorale, poi non sono io il politico cui dovete chiedere queste cose». E da Taranto arriva la replica più netta di Luigi Di Maio (atteso oggi a un convegno con Maria Elena Boschi e Gianni Letta): «Stanno tentando in tutti i modi di sbarrarci la strada. Hanno fatto anche in breve tempo due proposte di legge che hanno l’obiettivo di metterci nell’angolo, ma questo non ci spaventa».