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 2017  maggio 21 Domenica calendario

Il genero degli affari e degli intrighi

NEW YORK Doveva essere l’uomo con la testa sulle spalle che spingeva Trump alla riflessione: il moderatore e modernizzatore della nuova amministrazione repubblicana, e il vero motore della sua politica estera. Invece, proprio nella settimana della sua attesa consacrazione (il primo viaggio all’estero di «The Donald» l’ha in gran parte organizzato lui) Jared Kushner, marito di Ivanka, rischia di diventare una palla al piede per Trump: colpa dei suoi fitti rapporti con emissari di Mosca e della disinvoltura con cui li ha gestiti.
Una sfrontatezza esibita non solo sul fronte russo. Primi di maggio. A Washington americani e sauditi discutono dell’accordo da più di 100 miliardi di dollari di forniture militari che Trump firmerà durante il suo viaggio in Arabia. Aerei, navi, bombe «intelligenti». Il genero del presidente insiste per ampliare la fornitura, includendo un sofisticato sistema di radar per intercettare i missili balistici. Costa troppo, gli obiettano, i sauditi quello non lo pagheranno. Senza battere ciglio, tra la sorpresa generale, Kushner alza il telefono e chiama Marillyn Hewson, l’amministratrice delegata della Lockheed, l’azienda che produce questi radar, chiedendole un sostanziale sconto.
La disinvoltura con la quale il più stretto collaboratore del presidente si è infilato in una delicata trattativa commerciale la dice lunga sulla sua imprudenza e la sua scarsa sensibilità istituzionale: elementi che stanno venendo drammaticamente fuori anche nel Russiagate. L’indagine dell’Fbi, fin qui concentrata soprattutto sui rapporti con esponenti del Cremlino dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, e di altri ex collaboratori di Trump come Paul Manafort, per la prima volta sta mettendo sotto i riflettori un personaggio tuttora vicino al presidente: Kushner, appunto.
Non ci sono conferme ufficiali, ma tutti gli indizi vanno in questa direzione: tempo fa Kushner ha dovuto ammettere di avere avuto numerosi incontri con l’ambasciatore russo a Washington Sergej Kisljak. Non solo: ha anche incontrato il capo della banca russa Vnesheconombank, sottoposta a sanzioni dal governo Usa fin dal 2014. E non ha rivelato questi incontri quando è stato sottoposto ad esame per entrare nello staff della Casa Bianca o quando ha chiesto e ottenuto la clearance che gli dà accesso ai documenti top secret. Si è limitato ad ammettere quando la cosa è venuta fuori da altre fonti. Non solo: pare che Kushner sia stato presente anche all’incontro nel quale Flynn parlò con l’ambasciatore delle sanzioni Usa contro la Russia, quello che è costato l’incarico all’ex generale.
Adesso potrebbe avere guai seri anche lui: nel frattempo, dopo lo scontro seguito al licenziamento del capo dell’Fbi, James Comey, è partita l’indagine speciale affidata dal viceministro della Giustizia, Rosenstein, a Robert Mueller, ex capo dei «federali». Sarà lui, con ogni probabilità, a passare al microscopio la posizione di Kushner il cui nervosismo è rivelato dalla veemenza con la quale un personaggio in genere visto come un moderatore, stavolta ha cercato di convincere Trump a rispondere alla nomina di Mueller limitandone i poteri. Il presidente, al contrario, per una volta ha reagito con moderazione.
Kushner, sui carboni ardenti anche in Medio Oriente e in Europa (Trump considera il viaggio troppo lungo e pieno di insidie: ogni passo falso verrà messo in conto al genero), ora deve guardarsi le spalle pure a Washington. Anche se riuscirà a cavarsela, alla Casa Bianca l’atmosfera si farà sempre più mefitica. Lui ora cerca di sottrarsi al giudizio di Mueller sostenendo di essere stato rappresentato in passato da uno studio legale per il quale ha lavorato anche il «procuratore speciale». Se riuscirà a sfilarsi, metterà ancor più sottopressione il fin qui leale Flynn. Con conseguenze imprevedibili per Trump. Ma per Kushner i problemi vengono soprattutto dalla faida con Steve Bannon che, da lui emarginato qualche settimana fa, siede sulla riva del fiume aspettando il passaggio del suo cadavere: dice da tempo che Jared inciamperà sul Russiagate. E i media della destra radicale che gli sono vicini suonano la grancassa dell’indagine Fbi sull’odiato genero quasi quanto la stampa «liberal».