La Stampa, 22 maggio 2017
Ichnusa, i cent’anni della birra sarda. Una bionda da 200 milioni l’anno
L’associazione d’idee è quasi automatica, istantanea: la birra e il mare, il tramonto e una fetta di carasau. Birra Ichnusa è da più di un secolo l’immagine della Sardegna riflessa in un bicchiere. Un brindisi che sa d’estate anche quando è inverno, che richiama antichi sapori e tradizioni di campagna. Non è marketing, ma l’effetto naturale del radicamento di un prodotto nato in un piccolo paese ed entrato nella selezione più pregiata del made in Italy. Nel 2017 Ichnusa festeggia una doppia ricorrenza: i 105 anni della bionda sarda e il mezzo secolo dello storico stabilimento di Assemini, una cittadina alle porte di Cagliari. Per brindare c’è un prodotto nuovo: una birra non filtrata, a bassa fermentazione, malto d’orzo puro al 100%, presentata in una bottiglia che sa di antico. A rendere inconfondibile l’etichetta, ci sono i quattro mori.
Nell’isola che ha il consumo pro-capite doppio della media nazionale, Ichnusa ha influenzato le abitudini ma anche l’economia. Il dato è riassunto in quello che i dirigenti del grande birrificio chiamano «valore condiviso»: la bionda sarda innesca un business da 200 milioni di euro all’anno. Nello stabilimento di Assemini, 160 mila metri quadri di botti e robot, lavorano stabilmente in 81, ma intorno c’è tanto altro: produzione e distribuzione occupano complessivamente duemila persone. Il mercato è in crescita e non sembra subire effetti negativi dal proliferare di birre artigianali. «Abbiamo incrementato gli investimenti in Sardegna – annuncia Franco Zurru, che del birrificio di Assemini è il direttore -. Questo consentirà all’impianto di crescere, perché è proprio la produzione il vero cuore pulsante di Ichnusa. Vogliamo continuare ad ampliare gli affari e a servire birra di grande qualità, con il carattere vero della nostra terra».
Il successo di Ichnusa si deve in qualche modo alla crisi della viticoltura all’inizio del Novecento: corsi e ricorsi della storia. Il primo birrificio nasce a Cagliari nel 1912, ma poco dopo viene acquisito da un certo Amsicora Capra che decide di abbandonare il vino dopo l’invasione di un parassita devastante in tutti i suoi vigneti. Da allora l’azienda ha subito grandi trasformazioni, fino all’acquisizione da parte di Heineken. Le etichette sul mercato ora sono quattro, ma la vecchia bionda continua a essere il pezzo forte. «La nostra è una birra che unisce tradizione e innovazione – sottolinea il responsabile del marketing, Patrick Simoni – cogliendo il meglio del passato ma con lo sguardo volto al futuro. Una birra dal carattere deciso, spigoloso come la sua terra».