Corriere della Sera, 21 maggio 2017
Accoglienza regale per Trump a Riad. Con ombre di Russiagate su Kushner
WASHINGTON Gli effetti speciali d’Arabia non cambiano la sostanza del momento politico per Donald Trump. Non è bastato licenziare in tronco il direttore dell’Fbi, James Comey, per bloccare l’inchiesta sul dossier russo. Gli agenti federali, ha scritto l’altro giorno il Washington Post, stanno indagando su un «alto funzionario» della Casa Bianca, tuttora in «posizione rilevante».
Le indiscrezioni, rilanciate da un post del New York Magazine e poi dal quotidiano britannico The Independent, portano a Jared Kushner, il genero e uno dei consiglieri più stretti di Trump.
Da mesi il giovane imprenditore, sposato con Ivanka Trump, è al centro delle illazioni. Prima in campagna elettorale, poi alla Casa Bianca ha ricoperto un ruolo di raccordo con ambienti potenzialmente utili alla causa del suocero. Il Cremlino è tra questi: Kushner, tra l’altro, ha incontrato già a dicembre, subito dopo le elezioni presidenziali, l’ambasciatore russo a Washington, Sergej Kisljak.
Pur nella confusione degli ultimi giorni, non bisogna perdere di vista qual è il passaggio chiave, investigativo e politico. I servizi segreti americani sono certi che la Russia abbia interferito nella campagna elettorale americana, forse in combutta con lo staff dell’attuale presidente.
E Kushner non è un collaboratore qualsiasi: in un certo senso è come se fosse Trump.
Da Riad, per ora non è arrivato alcun commento. Il Re Salman ha riservato un’accoglienza faraonica al leader degli Stati Uniti e alla sua delegazione. Trombe e colpi di cannone, tradizionale danza delle spade, ricevimenti in palazzi sontuosi, effetti speciali con luci e pattuglie aeree acrobatiche, una pesante e massiccia medaglia in dono.
«È stato un grande giorno – ha commentato Trump – investimenti eccezionali negli Stati Uniti e posti di lavoro....». Il presidente americano si è fatto precedere dall’accordo firmato dalla Lockheed Martin, mediatore sempre Kushner, per una fornitura di armi da 110 miliardi di dollari subito, 350 miliardi in dieci anni. Molta curiosità e attenzione per l’abbigliamento di Melania, la «First Lady» e di Ivanka. Nessuna delle due si è coperta il capo con il velo, ignorando l’obbligo imposto alle donne dalla legge saudita.
Sul piano politico, la prima giornata della visita si chiude con l’istituzione di «un gruppo di consultazione strategica comune» per rafforzare la cooperazione in diversi settori tra Arabia Saudita e Stati Uniti.
Oggi Trump parlerà davanti a circa 50 leader invitati da Re Salman al «Summit arabo-islamico-americano». Il presidente avrebbe lasciato a casa il lessico aggressivo: non evocherà il «terrorismo islamico radicale». Il presidente americano, spinto soprattutto dai generali del Pentagono, proverà a convincere il blocco arabo moderato a coalizzarsi per combattere l’Isis e per contenere l’attivismo iraniano.