Corriere della Sera, 20 maggio 2017
La fortuna che arriva dai numeri. Totò, Eduardo e la Smorfia
Nel 1951, Mario Monicelli gira Totò e i re di Roma. Col principe de Curtis c’è anche Alberto Sordi. L’archivista capo di un ministero, licenziato, decide di morire per poter dare alla moglie, in sogno, i numeri da giocare al Lotto (sorte). Nel ’62, Giorgio Bianchi gira Totò e Peppino divisi a Berlino. Peppino è De Filippo. Sono le indicazioni della Smorfia, suggerite da una zia monaca nel sonno, a spingere il protagonista a cercare fortuna in Germania. In entrambi i casi, le vicende hanno come sottofondo il Gioco del Lotto.
Ed è proprio il Gioco del Lotto che, nel cinquantenario della morte di Totò, ricorda il grande attore con tre manifestazioni a Napoli: al Maschio Angioino, a Palazzo Reale e al Convento di San Domenico Maggiore ( Totò genio, sino al 9 luglio). Omaggio per tutti i visitatori, una Smorfia con i numeri dell’artista del Rione Sanità.
Si sa: la Smorfia (la parola deriverebbe da Morfeo, dio del sonno) «traduce» in 90 numeri sogni e avvenimenti di ogni giorno. Cabala, Smorfia, Lotto fanno parte del sogno di ogni napoletano (e non solo). Sono connaturati alla sua esistenza, come superstizioni e scaramanzie, illusioni e speranze. Che, a pieno titolo, entrano a far parte della letteratura. Letteratura come vita, direbbe Carlo Bo.
Basterebbe, in tal senso, rileggere e rivedere uno dei capolavori di Eduardo De Filippo come Non ti pago, commedia in tre atti, scritta nel 1940 e rappresentata lo stesso anno dalla compagnia di Eduardo e Peppino al Teatro Quirino di Roma.
La storia ruota attorno ad un banco del Lotto, ai numeri dati in sogno ad uno dei protagonisti – che lo portano a vincere quattro milioni di lire – e al cancan esploso attorno all’avvenimento. Undici i personaggi che calcano la scena. Non si dimentichi, in proposito, quanto annotò, a suo tempo, per i testi dei fratelli De Filippo uno scrittore come Ennio Flaiano: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d’oggi al teatro».
Quasi ottant’anni di repliche per Non ti pago. Ultimamente, a Milano (marzo e aprile scorso) al Teatro Strehler, come omaggio a Luca De Filippo (figlio di Eduardo), morto nel novembre del 2015. Commedia riproposta, oggi e domani, sempre a Milano, dalla Compagnia della Luna Nuova al Teatro di via Pavoni 10. Ferdinando è Lello Martorelli; Mario, Roberto Suarez. Regia di Oscar Magi.
«Una commedia molto comica che per me non è la più tragica che io abbia mai scritto», l’aveva definita lo stesso Eduardo che aveva interpretato il ruolo di Ferdinando Quagliolo, mentre il fratello Peppino impersonava quello dell’antagonista Mario Bertolini.
Gestore di un banco del Lotto, Ferdinando affida ai numeri il proprio sogno di ricchezza. Ma non gliene va mai bene una, contrariamente al suo impiegato Mario – che ha una liaison con la figlia Stella, di cui egli non vuole saperne – che vince spesso. Piccole somme, prima, che, tuttavia, gli permettono di comprare addirittura l’abitazione del padre di Ferdinando. Poi, il «colpaccio»: Mario vince quattro milioni con una quaterna suggeritagli, in sogno naturalmente, dal padre di Ferdinando. Il quale convinto che il genitore defunto sia incorso in uno scambio di persona, reclama il denaro e ruba la schedina. Ed ecco che sulla scena irrompono parenti, cameriere, un avvocato, vicini di casa e persino un sacerdote.
Alla fine, Ferdinando, che sembrava avviato sulla strada della pazzia, rinsavisce, restituisce il biglietto e dà l’assenso alle nozze di Mario con Stella. Come dire: la vincita resta in famiglia: 70 e 61 (se qualcuno vuol giocare).