Corriere della Sera, 20 maggio 2017
Un guasto a Termini, ferrovie nel caos
ROMA Ore 20.25, una volante della polizia arriva di corsa su via Marsala, uno degli ingressi laterali della stazione Termini. I poliziotti vengono circondati da passeggeri che chiedono informazioni prima ancora di mettere piede nel grande atrio che porta ai binari. Uno degli agenti si guarda intorno e alla radio comunica: «Qua è tutto bloccato, un casino». Ore 21.05, sul binario 7 arriva il Frecciarossa 9651 da Milano, il primo convoglio in assoluto da un paio d’ore a questa parte. Ressa, corsa a chiedere se ripartirà (orario previsto 19.28) e chi può salire. Il capotreno visibilmente provato: «Intanto siamo arrivati, il resto non so». Termini, la bolgia del venerdì sera.
Tutto inizia da un guasto elettrico alle 18.30 circa, conseguenza di un principio di incendio alla alimentazione della cabina elettrica. Nessun dolo, si tratterebbe di un corto circuito. Danni lievi, ma disagi enormi per lo stop imposto a tutta la rete in ingresso e in uscita. Ne risentono 200 treni diretti in tutta Italia tra regionali e intercity, alta velocità di Trenitalia e convogli di Italo. Il ministro Graziano Delrio si tiene in contatto con Fs e poco prima delle 21 annuncia che la situazione è avviata a soluzione. Ma le attese e i ritardi si protraggono inevitabilmente fino a tarda sera.
Così la principale stazione della Capitale diventa un bivacco. Prima più composto poi, quando subentra la stanchezza e appare chiaro che non sarà una serata facile, cade anche la ritrosia a lasciarsi andare un po’ dove capita. Manager con i panini cenano sui montacarichi, studentesse in gita fanno cerchio sul pavimento, qualcuno consulta lo smartphone con i piedi penzoloni sui binari vuoti. I più esasperati sono i pendolari, per i quali c’è sempre un precedente disagio da ricordare.
Il personale agli stand informativi dei Frecciarossa oppone un cortese vuoto di informazioni a chi invece vorrebbe notizie certe e magari rassicuranti. Risolto il guasto, ci sarà tutta un procedura di precedenze da ristabilire. Anche il vociferato dirottamento dei convogli su Tiburtina appare improbabile.
Fanno intanto affari i bar e i fast food, di solito semideserti a ora di cena. Qualcuno esce anche fuori dalla stazione per comprare frutta. Al binario nove, intorno alle 21.30 comincia la distribuzione delle bottigliette d’acqua come accade per i grandi ingorghi in autostrada. Fa caldo, più delle medie primaverili e anche un reparto di agenti in tenuta anti sommossa prende discretamente posto sulle banchine. Interviene anche un’ambulanza a sirene accese, facendosi largo tra la gente per raggiungere un passeggero del Frecciarossa arrivato da Milano. Il convoglio è stato fermo quasi due ore a Firenze Campo di Marte con le porte chiuse e un 50enne statunitense accusa un malore. È in vacanza e cerca un medico con cui ha appuntamento tramite la sua assicurazione. Il personale della Croce rossa ascolta impotente, il ritardo è irrimediabile.
Dall’altra parte, il regionale per Nettuno ha finalmente un binario di riferimento assegnato e pare possa partire a breve. Una fiumana di pendolari raccoglie le energie residue dopo le due ore di attesa e corre verso la chimera di un annuncio. A tutti gli altri non resta che guardarli invidiosi e tornare a consultarsi tra loro: «Per caso tu hai saputo qualcosa?».