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 2017  maggio 21 Domenica calendario

Quando Scafarto corresse l’errore e scagionò Carrai

C’è un’intercettazione sbagliata che è stata corretta dal capitano Giampaolo Scafarto a favore del giro di Matteo Renzi. L’errore, in quel caso, riguardava l’attribuzione di una conversazione a Marco Carrai, imprenditore legato a Matteo Renzi da decenni e già suo capo della segreteria dai tempi in cui era il presidente della Provincia di Firenze. La carriera di Carrai, che non è laureato, decollerà in parallelo alla carriera di Renzi.
Il leader del Pd Matteo è stato testimone di nozze di Marco, che in passato lo ospitò a sue spese in una casa fiorentina. Pochi mesi fa Marco si è portato in California Matteo per visitare i colossi dell’informatica e prima – quando l’amico era ancora premier – incurante del fatto che Carrai controlla aziende del settore, Renzi lo voleva a Palazzo Chigi come superconsulente per la cybersecurity.
A questo punto vi starete chiedendo: sì, va bene, ma che c’entra Carrai con Consip? Nulla. Però se il suo nome non è stato tirato in ballo ingiustamente lo si deve all’attenzione di Giampaolo Scafarto. I pm di Roma questo lo sanno, i lettori no. Vediamo come stanno le cose. Quando il presidente di una coop importante, la Manutencoop di Bologna, entra nella stanza di Luigi Marroni in Consip e l’avvocato Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open di Matteo Renzi, mentre le microspie registrano, lo presenta all’amministratore Marroni, il carabiniere all’ascolto nel trascrivere i nomi fa un errore. Il mister X che appare per la prima volta sulla scena si presenta con il suo nome di Marco Canale, mentre nella prima trascrizione il carabiniere scrive Marco Carrai. Leggendo il testo della conversazione a tre tra il presunto Carrai, Bianchi e Marroni, però Scafarto sente puzza di bruciato.
Il presunto Marco Carrai parla come se la cooperativa fosse una cosa sua, non una società della quale vuole solo perorare la causa. Nel chiedere sostanzialmente a Consip di non punire troppo duramente la Manutencoop che era stata sorpresa a fare cartello per la gara sempre della Consip relativa alla pulizia delle scuole italiane, il presunto Carrai usava infatti la prima persona plurale: “Noi.” Scafarto ascolta e riascolta quella conversazione del 16 dicembre, probabilmente fa una ricerca su Google per vedere chi sono i rappresentanti legali della Manutencoop, e alla fine si convince che la parola pronunciata non sia Carrai ma Canale. A quel punto trascrive correttamente il nome Marco Canale e i pm di Roma ricevono solo questa versione corretta. Quando Scafarto viene sentito dai pm Giuseppe Pignatone, Paolo Ielo e Mario Palazzi, racconta questo episodio come prova della sua buonafede. Il suo obiettivo è quello di far capire che gli errori del Noe nei vari passaggi non sono stati tutti suoi e che almeno una volta lui ha agito a favore di Renzi & C. è della verità. Ergo, quando – nel riportare nell’informativa un’altra intercettazione – ha scambiato Romeo per Bocchino alterando il senso del discorso in modo grave non lo ha fatto per fare emergere un elemento a carico di Tiziano ma proprio perché si era sbagliato.
Questa storia è da un lato l’ennesima dimostrazione dell’eccesso di fretta con la quale sono state fatte, da tutti e non solo da Scafarto, al Noe, le trascrizioni delle conversazioni intercettate, ma dall’altro è un fatto che depone a favore della sciatteria e non della malafede del capitano accusato di avere compiuto un reato doloso: il falso ideologico aggravato. Nel verbale del capitano con i pm romani, questa storia è raccontata ma non è mai arrivata sui giornali. O perché chi passa le notizie su Scafarto alla stampa non ha ritenuto di passare o segnalare ai cronisti questo particolare. Oppure perché i giornali hanno scelto di dare solo le notizie contro il capitano del Noe.