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 2017  maggio 20 Sabato calendario

Cessione del quinto, il prezzo non è giusto

Il nesso tra rischi e rendimenti è uno dei pilastri dell’educazione finanziaria. Coglierlo è un primo passo nella direzione giusta. Il concetto è variamente espresso. Si dice che “non ci sono pasti gratis” e quindi chi offre un piatto (un alto rendimento per i titoli che mette sul mercato) sta dicendo anche che vi state assumendo un rischio, che è il costo della pietanza. Gli italiani – come emerge spesso dai meccanismi delle truffe messe in atto ai loro danni – spesso amano credere a coloro che promettono tanto, assicurando che non ci sono rischi.
Fin qui tutto nella norma (e nella sua dovuta eccezione), ma lo stesso principio dovrebbe valere al contrario: quando si chiede un prestito la cattiva qualità di creditore del cliente fa aumentare il prezzo degli interessi dovuti, se non arriva addirittura a bloccare il finanziamento. C’è però una situazione in cui un’assoluta assenza di rischio per l’intermediario finanziario, non comporta nessun beneficio per il cliente. Anzi. Si tratta della cessione del quinto dello stipendio. I soldi dovuti all’intermediario infatti vengono trattenuti, in questo caso, direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico. Non c’è nessun rischio che chi ha acceso il prestito non si presenti alla cassa alle scadenze, perché la sua busta paga viene alleggerita direttamente alla fonte. E se l’impresa fallisce o il debitore muore? Ci sono polizze obbligatorie che vengono fatte sottoscrivere e che coprono anche quelle circostanze. Quindi nessun rischio d’impresa».
Secondo la teoria, quindi, se non c’è alcun rischio d’impresa, l’intermediario dovrebbe chiedere interessi bassi. E invece non è così. Se si prendono i tassi effettivi medi globali, quelli per la cessione del quinto sono molto vicini a quelli relativi ai crediti personali: nel primo caso il tasso medio si differenzia per i prestiti fino a 15mila euro (tasso dell’11,58%) e quelli per cifre superiori (9,42%); nel secondo caso il tasso è del 10,37%. Eppure per i crediti personali qualche rischio c’è. Allora cosa pagano coloro che accedono a un finanziamento contro la cessione del quinto? Cosa è che spiega il fatto che molti soggetti si stiano convertendo a quel mercato (si veda l’articolo a pagina 9)? Si tratta molto banalmente del prezzo della disperazione. Chi sceglie la cessione del quinto probabilmente non riuscirebbe ad accedere ai prestiti personali. Spesso la pubblicità dei finanziamenti contro la cessione del quinto segnalano che possono essere finanziati anche i “cattivi pagatori”. Nel settore si sta facendo strada la regola per cui comunque nel calcolo dell’erogabile, va tenuto conto che a colui che chiede il prestito, tolti tutti i finanziamenti deve restare l’equivalente di una pensione minima: e quindi la cessione del quinto non deve intaccare quella soglia (si veda ancora pagina 9). Una opportuna norma (per quanto di autoregolamentazione) di salvaguardia.
Banca d’Italia e le associazioni di settore, come Assofin, stanno cercando di far passare regole per rendere più trasparenti e meno arbitrarie le condizioni applicate. C’è da immaginare però che per coloro che chiedono il finanziamento, il prezzo resterà alto, ma non per l’applicazione di una legge di mercato, quanto piuttosto perché pagano appunto il prezzo della loro disperazione. Non è un caso infatti che il contenzioso su questi prestiti si accenda sempre in fase di estinzione anticipata, che in realtà è spesso il momento del rinnovo e non della chiusura del debito.