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 2017  maggio 20 Sabato calendario

Rummo, quella pasta in mano alle banche

«La visita il 26 aprile del presidente Gentiloni al nostro stabilimento di Benevento? Una cosa bellissima e totalmente inaspettata», commenta Antonio Rummo, 35 anni, 6° generazione della famiglia che produce pasta di grano duro di tanti formati – dai bucatini ai maccaroncelli alle zite – più quella biointegrale e quella senza glutine che non si rammollano grazie al brevettato metodo «Lenta Lavorazione». Continua Rummo: «Il 15 ottobre 2015 una ondata d’acqua alta più di 4 metri sommerse l’intera superficie – 10 ettari, 4 coperti – distruggendo ogni cosa. È stato un vero tsunami! Se abbiamo pensato di mollare? Neanche un secondo. Abbiamo ripulito tutto e, fino a oggi, ricostruito il 65,70% della struttura produttiva. Accogliere il capo del governo ha suscitato commozione ma anche fierezza per quello che noi tutti, a cominciare dai 150 operai, abbiamo fatto. Siamo orgogliosi d’essere stati indicati come un bel esempio del nostro Sud...».
Alt, Rummo. Miracolo, coraggio, innovazione. Belle e super meritate parole ma dopo l’ondata d’acqua e fango sulla vostra testa adesso incombe quella dei debiti causati dalla catastrofe. Ad aprile il Tribunale di Benevento vi ha ammesso al concordato preventivo, il cerino è in mano ai creditori. Il segnale lanciato del premier ha prodotto un qualche risultato? «In realtà sembra di no. Facciamo un passo indietro. Il 16 ottobre 2015 la nostra azienda valeva zero. Non solo abbiamo rimesso in piedi la fabbrica ma, valore essenziale, abbiamo tutelato i posti di lavoro (solo una quindicina sono in cassa integrazione) e la nostra marca è molto cresciuta. Oggi produciamo circa 70 mila tonnellate di pasta, la metà per l’estero. Quanto al debito – 95 milioni – siamo esposti al 90% con il sistema bancario. Con loro stiamo dialogando. Certo sono organizzazioni complicate e noi non siamo dei raccomandati».
Si chiamava Antonio Rummo il capostipite di questa famiglia beneventana che nel 1846 iniziò a produrre pasta. Le pure acque della Valle del Sannio e le migliori semole di grano duro della Capitanata: di generazione in generazione i Rummo – gente tenace, mai scotta – sopravvivono a terremoti, bombardamenti e inondazioni. Quel 14 ottobre 2015 alla guida c’è Cosimo (unico presidente e amministratore delegato dopo l’uscita del fratello Mario). Suo figlio minore, Davide, è lontano a fare l’attore mentre Antonio dopo la laurea in Bocconi («Tesi sul ricambio generazionale nelle aziende di famiglia») e varie esperienze di lavoro in Italia e in Usa («Non sono il figlio fighetto del padrone catapultato ai posti di comando») diventa direttore commerciale per l’estero. Ultimato un nuovo stabilimento a Benevento in contrada Ponte Valentino, comprato l’ex pastificio Castiglioni per produrre vicino alle risaie a Sozzago (Novara) la pasta Gluten free, grazie alla qualità e al sapiente lancio dei prodotti a Lenta Lavorazione (dalle confezioni vintage, allo slogan in dialetto «Pe’ fa’ ‘e cose bone ce vo’ tiemp’») Cosimo Rummo conquista cavalierati, premi e soprattutto belle fette di mercato.
Ma il 15 ottobre sembra tutto svanito, anche Davide torna a Benevento. «Non ci siamo fermati un secondo», rivendica Antonio. «Ci siamo riuniti all’hotel Il Mulino per riorganizzare l’organigramma: chi era responsabile della valutazione danni, chi della gestione commerciale etc etc. Nella prima fase abbiamo esternalizzato la produzione portando fuori i nostri uomini, le nostre materie prime. È come se avessimo affittato delle cucine e mandato i nostri chef con pentole e ingredienti».
#SaveRummo, un pacco di pasta fa la differenza. Fu Luciano Lobosco, un giovane di Napoli, a lanciare l’appello su Facebook sollevando una fantastica gara di solidarietà in Rete. «Il vero aiuto l’abbiamo avuto dagli italiani che sono andati a comprare i nostri prodotti». Il prossimo 10 giugno Antonio sposerà Candice, mamma delle loro piccole Teodora e Allegra. Entro l’autunno le banche decideranno il futuro dei Rummo. Mille auguri. Servirà un’altra ondata virale per salvare chi è di buona pasta ma senza padrini?