La Stampa, 20 maggio 2017
I centesimi valgono 174 milioni e costano 362
Oltre 6 miliardi di monetine da uno o due centesimi hanno appesantito le tasche degli italiani dall’ingresso nell’euro nel 2002 ma dal prossimo anno potrebbero cominciare lentamente a sparire. Se passerà, come sembra nell’orientamento di maggioranza e governo, l’emendamento del Pd alla manovra, dal primo gennaio 2018 infatti sarà «sospesa» l’emissione delle monete da 1 e 2 centesimi che, secondo le stime, hanno un costo di produzione sproporzionato rispetto al loro valore.
Se i centesimi non saranno più prodotti, spiega però il primo firmatario della proposta Sergio Boccadutri, questo non significa che quelle in circolazione non avranno più valore o non si potranno più usare.
Inoltre, per i pagamenti con le carte (bancomat, carte di credito eccetera) i prezzi resteranno al centesimo. Sui pagamenti in contanti andrà studiato un meccanismo di «arrotondamenti che non penalizzi i consumatori».
A fine 2016, secondo i dati pubblicati sul sito della Banca d’Italia, le emissioni nette (cioè la differenza tra le monetine emesse e quelle versate a via Nazionale) nei primi 15 anni dell’euro (dal 2002 al 2016) ammontano a 3,526 miliardi di monete da 1 centesimo e 2,781 miliardi di monetine da 2 centesimi. Con costi non indifferenti per lo Stato, visto che, secondo gli ultimi dati prodotti sempre da Boccadutri per una mozione presentata già nel 2013, considerando anche i 2 miliardi di monete da 5 centesimi, i costi arrivavano a circa «362 milioni di euro, a fronte di un valore reale di 174 milioni», considerando che i costi per ogni moneta da 1 cent «ammonterebbero a 4,5 centesimi; quelli di ciascuna moneta da due centesimi a 5,2 cent; quelli di ciascuna moneta da 5 centesimi a 5,7».
Lo stop al conio delle monetine, spiega il deputato, varrebbe un risparmio di circa «20 milioni l’anno».