Gazzetta dello Sport, 22 maggio 2017
I leghisti hanno fischiato Bossi
I leghisti hanno fischiato Bossi, e la cosa stringe il cuore.
• Dov’è successo?
Ieri, a Parma, Congresso della Lega. Bossi ha preso la parola e s’è messo a criticare la gestione del partito. Niente di nuovo, negli ultimi tempi ogni volta che si trova davanti un giornalista Bossi fa a pezzi il partito di adesso. Quindi ha ripetuto i soliti concetti e poi ha smontato anche la vittoria di Salvini alle primarie, l’87% dei voti contro Fava (sostenuto da Bossi e Maroni). A quel punto sono partiti i fischi, che devono essere stati organizzati perché fischiava solo una certa parte della platea. Qualcuno ha alzato il cartello «Salvini premier», qualche altro ha gridato «Fuori, fuori». Bossi ha smesso di parlare e allora un’altra parte dei congressisti s’è alzata in piedi e ha applaudito il fondatore.
• Il cuore si stringe perché questa non è una polemica qualunque.
No, non è una polemica qualunque. Bossi, che adesso ha 75 anni, il viso storto per via dell’ictus, un’aria rabbiosamente malinconica, è stato un protagonista della storia d’Italia degli ultimi trent’anni, ha colto, primo e unico, l’esistenza di un problema Nord, e di converso di un problema Sud, sostenendo la tesi assai contrastata ma che aveva un innegabile fondo di verità, e cioè che il Sud viveva troppo alle spalle del Nord, e che il Nord si sarebbe a un certo punto staccato dal Sud per allearsi con l’Europa. Si diceva addirittura che la Lega fosse foraggiata dai tedeschi. La Lega di Bossi era cioè un partito europeista e federalista, che non sarebbe corretto collocare né a destra né a sinistra, anche se poi fece tutta la strada vicino a Berlusconi. Venute alla luce le storie dei figli e dei diamanti in Tanzania, con Maroni che agitava le scope per invocare pulizia, Bossi ha chiesto scusa dal palco, «perché persone che portano il mio cognome hanno fatto male alla Lega», e s’è fatto da parte, senza però abbandonare la lotta politica, che è il suo vizio assurdo. Sta sempre a Montecitorio, parlargli è facilissimo, non vede l’ora di sfogarsi con qualcuno, ma come capita ai vecchi è più spesso solo che accompagnato, molto più ignorato che ricercato. Quando Mattarella venne alla Camera, lo scorso marzo, a rievocare i sessant’anni dell’Europa, l’aula era completamente vuota. A parte un unico, sparuto parlamentare: Bossi Umberto, da Cassano Magnago. I colleghi s’accorsero del fatto e andarono a chiedergli. Lui rispose: «Sempre meglio ascoltare quello che viene detto».
• Se ne andrà dalla Lega di Salvini?
Dice sempre di no, e anche ieri ha detto di no. «Questa è casa mia, l’ho creata io». Salvini ha commentato: «I sondaggi ci davano al 3% quando sono stato eletto, ora al 13,6%, terzo movimento nazionale. Bossi mi insultava 15 anni fa, e quindi può farlo anche oggi. Non proverò rancore». Subito dopo le primarie, Salvini aveva detto che «d’ora in poi la Lega parlerà con una voce sola», e tutti avevano interpretato la cosa come una minaccia rivolta a Bossi e a Maroni. Ma farsi lasciare da Bossi può essere un problema, i militanti hanno naturalmente un sentimento speciale nei suoi confronti. È un fatto che Salvini ha fatto della Lega un partito completamente diverso da quello di prima: non più nordista, ma nazionalista, anche se a Napoli c’è voluta la forza pubblica per farlo parlare; e non più europeista, ma antieuropeo al punto di flirtare con la Le Pen, cosa che con Bossi non sarebbe mai accaduta.
• Bossi è contrario alle scorribande, peraltro infelici, di Salvini al Sud?
Contrarissimo. ««Non è come pensa lui. Io ho cercato di capire il suo programma, secondo me non ne ha uno. Comunque mi ha risposto: io vado al Sud, parlo un po’ di immigrazione e mi danno milioni di voti. Gli ho fatto notare che al Sud non frega niente degli immigrati, perché sbarcano lì ma poi vengono qui al Nord. Il problema del Sud è sempre lo stesso, lo sviluppo industriale che è stato mancato, e quindi i soldi che servono per lo sviluppo. Ma ormai il Nord non li può più dare, non è più come in passato. Il Nord si è impoverito con la crisi, non ha più una lira da regalare. E in più ha anche il problema dell’immigrazione. Perciò la strategia di parlare di immigrazione al Sud è completamente sbagliata».
• Ma supponendo che il Senatùr (lo continuiamo a chiamare Senatùr anche se sta a Montecitorio) molli la Lega attuale, dove andrebbe?
Lui dice che ci sono migliaia di fuoriusciti a Milano, gente buttata fuori da Salvini, che ha formato un partito ed è coordinata da Roberto Bernardelli, imprenditore, e già consigliere comunale, regionale e deputato della Lega. Dice Bossi: «Gente che non è disposta ad abbandonare gli ideali per una sedia e per un posto».