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 2017  maggio 20 Sabato calendario

Zarco d’altri tempi: «Senza il telefonino ho allenato la mente»

Parla italiano perfettamente. Ma sorprende quando, con un sorriso, Johann Zarco ti dice: «Anche con accento ternano». Imitando perfettamente Giampiero Sacchi, per il quale ha corso in Moto2 nel 2013. «Babbo è chiropratico e lavora a Loano (IN provincia di Savona; n.d.r.). Ha studiato in America ma il suo titolo non era riconosciuto in Francia, così ha iniziato a lavorare in Italia e ci è rimasto. Avanti e indietro da Antibes, dove sono nato e ho vissuto per 17 anni. Poi mi sono trasferito ad Avignone da Laurent Fellon, volevo essere concentrato solo sulla moto».
Come è nata la passione?
«Non lo so. Ma ho sempre sognato una moto. Prima volta a 8-9 anni su una pista vicino a casa, ho chiesto di tornarci una volta, due, poi ancora, finché il gestore ci ha consigliato di iscrivermi a un motoclub e prendere la licenza».
A cambiarle la vita è stato però l’incontro con Fellon.
«Avevo 13 anni e alle spalle le prime gare. Ma papà non sapeva niente di moto, e trovare le persone giuste non era facile. Fellon, invece, aveva competenza e passione. Lavorava per la Polini, poi in Francia hanno vietato i kit di elaborazione e si è trovato senza lavoro. Che si fa? Andiamo in Italia, lì i pilotini vanno forte. E quella, dai 13 ai 18 anni, è stata la mia scuola».
L’insegnamento più importante di Fellon?
«L’amore per la moto. Mi piaceva girare, mi divertivo, ma finiva lì. Ora invece ho una gran passione dentro, amo la meccanica, studiare la storia, capire cosa hanno fatto i grandi piloti. La sua è stata una vera educazione di moto».
Per anni ha dormito sul divano di casa Fellon.
«Dal 2008 al 2013. Tanti sacrifici, ma era il solo posto dove volevo stare».
Si racconta che sia salito in bici per tre volte in un giorno sul Mont Ventoux, una delle salite più terribili del Tour de France.
«È vero. Ovviamente non al ritmo dei professionisti, però mi piaceva e non era lontano da casa: arrivare a 1912 metri era speciale».
Nel paddock gira una storiella divertente: un manager di MotoGP le chiede il numero di telefono per parlare del futuro. Risposta: «Non ho il telefono».
Sorride. «Adesso però sì. Quando mi sono trasferito ho smesso di usarlo per 5 anni, fino al 2014. Non averlo ti permette di lavorare sulla memoria, i numeri del papà, della mamma, della sorella li tieni in mente, un buon esercizio».
Non ama molto neppure Internet e i social.
«Ora ho capito che li devo sfruttare, la MotoGP va in quella direzione. Non mi interessa essere una superstar, ma da famoso posso promuovere la moto in Francia, farla diventare come in Italia e Spagna sarebbe fantastico».
Altra specialità di casa Zarco: il pianoforte.
«Mi diverto. Mio fratello Jerome suona benissimo, poteva essere la sua vita, e io sono cresciuto, ascoltandolo. Non ho mai studiato davvero, ma mi ha insegnato un po’ di cose e mi ha regalato un piano per il tempo libero. A casa non ho la tv e mi esercito. Il pezzo forte? “Via con me” di Paolo Conte».
Ha detto che non le sarebbe piaciuto essere compagno di Rossi.
«Perché è talmente forte che essere vicino a lui ti può veramente disturbare. E se tu hai un punto forte, lo analizza in fretta. Meglio non condividere il box, ha la capacità di vedere tutto».
Ha dimostrato di non avere paura: fuga in Qatar, in Argentina lotta con Pedrosa, a Jerez in un giro ha passato Iannone, Crutchlow e Viñales… Lei è la più bella sorpresa del Mondiale.
«Sono contento di questo. Ho 26 anni, devo usare questo vantaggio di fiducia e di non esitare. Con la mia esperienza di moto e di vita, ne devo approfittare e andare».
In Texas, contatto a inizio gara e le parole di Rossi di stare più attento. L’ha disturbata?
«Sono rimasto concentrato su di me. E poi, questo mi ha solo fatto diventare un po’ più famoso».
In Suzuki si mangiano le mani per avere rescisso il contratto?
«Magari. Ma dobbiamo chiederlo a loro. Adesso che sono in Tech3, su una moto fantastica come la Yamaha e con questi risultati, sono contento che sia andata così».
Ma si aspettava di andare subito così forte?
«Un pilota vuole stare al top. Serve tempo, ma sembra che per me stia arrivando in fretta e ne voglio approfittare. La sorpresa forse anche per me è stata il Qatar, ma quella gara poi mi ha solo dato la spinta per continuare».
Un pilota al quale si è ispirato?
«Valentino è l’idolo. Da ragazzo lo vedi correre in tv, inizi a vincere e lui vince ancora, arrivi qui e lotti con lui. È fantastico. Poi c’è Pedrosa, mi piace il suo stile. E Marquez, gran rispetto per come gestisce la moto».
In 4 gare un ritiro, doppio 5o e 4o. Per il podio quanto manca?
«Diciamo che se farò ancora 4o, 4o e poi 3o, sarò felice».
Intanto si è guadagnato la riconferma per il 2018.
«E spero sia solo l’inizio, il sogno a breve è di lottare regolarmente per il podio».