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 2017  maggio 20 Sabato calendario

Stefano Tacconi: «Sento aria di triplete bianconero. Poi farò... il cuoco»

«Come sono arrivato al traguardo dei 60 anni? Me lo sono chiesto anch’io...». Poi riflette: «Con una moglie stupenda, quattro figli e due cani». Stefano Tacconi il 13 maggio ha tagliato il traguardo dei 60. L’uomo che voleva essere protagonista potrebbe essere il titolo del suo libro. Invece sarà Junic. «J di Juventus e unic come l’uomo che ha vinto tutte le coppe». Uscirà a settembre e sarà un collage di una carriera folle, ma straordinaria. «E pensare che da bambino ero interista. Sono diventato l’orgoglio di due genitori operai e comunisti, mi hanno sostenuto, sono diventato il più bravo di tre figli calciatori: avevo più carattere, personalità e pazzia di Giuseppe e Piero, centrocampisti. Ma non sarò mai comunista. Avevo 11 anni nel ‘68, vidi un accoltellamento. Mi ha segnato quell’episodio». Tacconi ha vinto tutto e ha sofferto. Oggi, una settimana dopo i 60 anni, è la sua festa. Partita benefica e un futuro ancora a mille all’ora.
Dove?
«In cucina. Sono cuoco. A settembre aprirò ad Assago, 25 posti in una cascina che avrà anche pochi posti letto. Solo venerdì e sabato sera e domenica a pranzo. Ma cucinerò io, i miei piatti umbri, quelli che mi riescono meglio a casa dove Laura non tocca i fornelli. E forse tenterò MasterChef Vip. Siamo stati io e Zenga a sdoganare lo stereotipo del calciatore. Che tempi a Pressing con Vianello e a Casa Mosca».
Ma lei è stato il portiere della Juve, il dopo Zoff, mica poco.
«La cosa più difficile è che venivo dopo Zoff. L’ho superata. Il momento più bello? Il primo anno dimostrai agli scettici, io che venivo dall’Avellino, che valevo la Signora. Poi, certo, Tokyo, l’Intercontinentale, i due rigori parati».
Il più brutto?
«L’Heysel. Ma nel libro ho scritto io quel capitolo. E ho messo le foto, per non dimenticare quel che nel calcio non deve succedere. Poi c’è il terremoto vissuto ad Avellino dove ho incontrato i più grandi amici, Favero e Vignola, e la famiglia Sibilia. Un piacere vedere Cosimo (presidente Lega Dilettanti, ndr) qui per me».
La Juve di oggi?
«Stupenda. Mi piacciono, hanno la nostra forza, non pensano solo ai soldi».
Chi è Buffon?
«La leggenda di oggi. Ha esperienza, forza morale, posizione, occhio ed eccelle tra i pali».
Rispetto a lei?
«Tempi diversi. Forse io ero più scattante e atletico».
Il futuro è di?
«Donnarumma, che ha grande carisma, Meret e Cragno. Tra gli stranieri Skorupski».
Chi ringrazia per sempre?
«Zoff. Mi ha dato tanto e venivo dopo di lui. È stato il mito. Mi ha allenato e gli davo del tu, i miei compagni non lo facevano».
Altri ricordi?
«I palloni, quando pioveva, si inzuppavano. E le maglie. Ne ho scambiate tante, molti volevano quella di Tacconi. Ma non ne ho più una mia. Per darla al museo Juve ho dovuto chiederla sui social. È arrivata da Malta. Sono felice, la gente mi ferma e i miei 4 figli sono tutti bianconeri».
Va a Cardiff?
«No, sarò in un Juve Club a Marina di Massa. Ma sento che vincono. Sono carichi, c’è aria di Triplete e il Real ha vinto le ultime due finali giocate. Quindi...».