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 2017  maggio 21 Domenica calendario

Il debito italiano frena anche Merkel e Macron

Un ex primo ministro europeo, oggi impegnato nel settore privato tra Londra e New York, mi diceva qualche giorno fa: «Ora che Macron ha vinto, Francia e Germania devono trovare una soluzione per tenere l’Italia dentro alla nuova Europa».
La questione è inevitabilmente il nostro debito pubblico. Nel 1957, alla firma del Trattato di Roma, l’Italia era tra i Paesi più virtuosi. Il debito pubblico era il 32,1 per cento del Pil (dati Fmi), inferiore a quello francese, olandese e belga, e superiore solo a quello tedesco tra i 5 principali Paesi fondatori della Comunità Europea.
Alla firma del Trattato di Maastricht che avviava il percorso verso la moneta unica nel 1992, la situazione era ben diversa. La scommessa di Francia e Germania allora fu quella di ritenere che il processo di convergenza nei tassi di interesse, nonché la pressione politica, avrebbero portato Roma su un sentiero virtuoso e a un debito pubblico in linea con l’obiettivo del 60 per cento del Pil stabilito a Maastricht.
Per mille motivi, inclusa la più grande crisi economica che l’epoca moderna ricordi, le cose non sono andate così e il debito pubblico italiano è oggi 100 punti di Pil sopra a quanto era all’avvio del percorso europeo, 70 anni fa. Subito dopo le elezioni tedesche di fine settembre, che in base ai sondaggi e agli ultimi risultati elettorali regionali dovrebbero confermare Angela Merkel, Francia e Germania si troveranno con due leader appena incaricati e con davanti 4 anni di stabilità politica per definire la direzione della futura Europa.
Merkel e Macron inizieranno a ragionare di come avanzare nell’integrazione europea, ponendosi come prima domanda: cosa fare dell’Italia? A quell’appuntamento l’Italia probabilmente non ci sarà. Il voto a scadenza di legislatura e i fisiologici tempi per la formazione del governo, porterebbero l’Italia a essere pronta a ridosso dell’estate 2018, quando ormai Francia e Germania avranno impostato la loro visione politica e dato mandato alla Commissione Europea di studiare opzioni concrete di integrazione.
Scartata l’ipotesi drastica di un’Europa senza l’Italia, o di un abbattimento del debito tramite default, i francesi e tedeschi dovranno assicurarsi che l’Italia riesca gradualmente a ridurre il debito pubblico in rapporto al Pil per dare stabilità e certezza alla nuova Europa. Serviranno bastone e carota per far sì che l’Italia rimanga nel gruppo di testa dell’integrazione europea. Il bastone potrebbe essere rappresentato dalla richiesta di misure straordinarie all’inizio del mandato del nuovo governo italiano per dare una sterzata al debito. Un altro elemento potrebbe riguardare il monitoraggio sovrannazionale e rigoroso sulle riforme necessarie per creare in Italia un ambiente più competitivo, consapevoli che solo la crescita abbatterà il debito. Infine l’Europa potrebbe dare mandato a una autorità fiscale sovrannazionale, una sorta di ministro delle finanze europeo, di imporre misure correttive nel caso di una deviazione significativa dagli obiettivi di finanza pubblica. Non più solo raccomandazioni, ma azioni.
La carota potrebbe invece essere composta da tre elementi. Primo, un percorso più graduale di rientro del debito pubblico che non quello oggi previsto dagli accordi europei. Secondo, la partecipazione agli investimenti in infrastrutture, ricerca e capitale umano che potrebbero essere finanziati dall’emissione di bond europei garantiti da tutti gli Stati.
Terzo, la possibilità di accedere a fondi per la stabilizzazione del ciclo economico gestiti sempre da un’autorità centrale europea.
In questo modo, verrebbe disegnata un’Europa più integrata, più pro-crescita, ma anche più rigorosa. Un modo, forse, per tenere insieme Germania, Francia e Italia.
@MontaninoUSA