Gazzetta dello Sport, 21 maggio 2017
Sabato di marce, a Milano e ad Assisi
La Gazzetta dello Sport Anno XI – Numero 3684 21 maggio 2018 Forse non centomila persone come pretende l’assessore Majorino, inventore dell’iniziativa, ma un 10-15 mila certamente sì, ieri a Milano, per la marcia «Insieme senza muri», dove si è invocata un’accoglienza «senza se e senza ma» dei migranti. E non erano di sicuro cinquantamila neanche i marciatori della Perugia-Assisi, convocati da Grillo per reclamare il reddito di cittadinanza, punto forte della prossima campagna elettorale dei cinquestelle. Saranno stati, questi, al massimo cinque-seimila.
• Perché si manifesta o si sfila sempre di sabato? Un problema che urge al punto da trascinare la gente in piazza non dovrebbe essere programmato nel week-end.
A Roma è stato calcolato che su 52 sabati disponibili ogni anno, quelli occupati da almeno una manifestazione sono 33. Se ci leviamo il periodo delle vacanze, significa che tutti i sabati romani sono impegnati da qualche corteo, qualche volta neanche troppo pacifico. La questione è che lo sfilare è considerato, nella democrazia che conosciamo qui in Italia, quasi un valore in sé, e per ciò stesso intoccabile. Le due manifestazioni di ieri, e specialmente quella di Milano, escono però forse dalla routine.
• Perché?
Il corteo di Milano - comunque numeroso, pacifico e di successo, anche se ha ospitato al suo interno gli antigovernativi-antiminniti dei Centri sociali - cade in mezzo a parecchi episodi controversi. Il ministro dell’Interno Minniti, dopo aver varato in aprile, d’intesa col ministro della Giustizia Orlando, il decreto che dovrebbe rendere più veloce - anche se meno garantita - l’espulsione del migrante senza diritto d’asilo; l’intesa raggiunta dal medesimo Minniti con 76 comuni lombardi per una distribuzione sul territorio dei migranti che ponga fine ai maxi centri di accoglienza (tre ogni mille abitanti); il blitz alla stazione di Milano lo scorso due maggio che ha portato a una retata di barboni, mendicanti, spacciatori e varia umanità clandestina che staziona perennemente da quelle parti; l’episodio dell’italiano figlio di padre tunisino che l’altra sera ha accoltellato tre agenti che gli avevano chiesto i documenti e che è poi risultato non estraneo alla propaganda dell’Isis. Questa serie di fatti ha accompagnato la marcia, gonfiandola di polemiche.
• La Lega?
Certo, la Lega, il cui segretario, Matteo Salvini, ha detto tra l’altro: «Chi va alle marce per i migranti è complice dei delinquenti e appartiene alla sinistra col portafoglio pieno. Quelli del Pd sono ignoranti e complici, razzisti con gli italiani. Altro che blitz: servono controlli via per via ed espulsioni di massa». Sembrerebbe, conoscendo lui e la Lega di adesso, una presa di posizione ovvia. E però gli ha dato ragione un insospettabile e serissimo professore, cioè Luca Ricolfi, che al Giorno ha dichiarato: «Spiace doverlo dire, ma mi pare sostanzialmente vera l’allusione alla "sinistra col portafoglio pieno". Aggiungerei una cosa: spesso chi è per l’ accoglienza ’senza se e senza ma’, più che non conoscere i problemi, semplicemente non ne ha. Ad esempio non vive in un quartiere degradato, o non abita in un alloggio popolare in cui il racket delle occupazioni, non di rado gestito da stranieri, la fa da padrone. Tendo a pensare che la cultura di sinistra (cui dopotutto appartengo anch’ io) sia capace di un repertorio di cecità, autoinganni e ipocrisie molto più esteso di quello che si può osservare nei salotti. La tendenza a dare risposte ideologiche, senza riguardo per la realtà e per punti di vista diversi dai propri, coinvolge anche molte persone che non frequentano i salotti». Vale a dire la marcia milanese, tanto esaltata da Sala, obbedirebbe secondo Ricolfi a uno schema mentale astratto, sempre più lontando dal mondo reale. Sarebbe in definitiva frutto di un pregiudizio.
• È la storia del benpensante progressista, di cui Ricolfi parla nel suo ultimo libro.
Sì, Sinistra e popolo
, appena uscito da Longanesi.
• E la marcia di Grillo da Perugia ad Assisi?
Per il reddito di cittadinanza. Grillo in testa, che prima di mettersi in cammino, è andato a trovare i francescani e all’uscita ha detto: «Siamo noi i francescani di oggi». Sul reddito di cittadinanza - che negli ultimi calcoli verrebbe a costare al Paese sui 17 miliardi, per erogare poco meno di 400 euro a tutti - ha detto: «Non è solo questione di soldi ma di dignità. Chi riceve il reddito di cittadinanza non risolve un problema economico ma psicologico». Renzi gli ha risposto: «Il reddito di cittadinanza devasta l’articolo 1 della Costituzione. Noi siamo per il lavoro, che è dignità, e non per l’assistenzialismo».