13 agosto 1954
Non sarà semplice riportare sul mercato il petrolio iraniano
Al ritorno del petrolio persiano sui mercati mondiali si oppongono varie difficoltà, che le Potenze occidentali, in special modo gli Stati Uniti, dovrebbero essere tuttavia in grado di superare. Sul piano economico è da notare che quando la vertenza fra Londra e Teheran portò alla chiusura delle raffinerie di Abadan, le industrie petrolifere degli altri Paesi del Medio Oriente intensificarono , notevolmente la loro produzione. Gli impianti di Kuwait producono ora 930 mila barili al giorno invece dei 350 mila che producevano quando ogni attività cessò ad Abadan; la produzione dell’Iraq è salita da 136 mila barili a 600 mila, e quella dell’Arabia Saudita è aumentata del 60 per cento e tocca ora i 955 mila barili.
Nonostante manchino informazioni ufficiali, si stima che occorreranno da cinquanta a sessanta milioni di dollari per riattivare gli impianti iraniani entro il 1954. Inoltre, occorrerà o affrontare la concorrenza delle altre fonti di petrolio del Medio Oriente oppure ottenere che esse riducano la loro produzione. Questo complesso di cose rende economico il ritorno sul mercato del petrolio iraniano? A prima vista si direbbe di no. Sul piano politico l’opposizione al Governo Zahedi ha intanto cominciato a osteggiare l’accordo definendolo contrario alla legge sulla nazionalizzazione.