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 1954  agosto 05 Giovedì calendario

Decisivo il ruolo degli americani nell’accordo sul petrolio con Teheran

È opinione concorde dei tecnici del petrolio e di funzionari e diplomatici americani che il contributo privato e governativo degli Stati Uniti ha avuto parte essenziale nella soluzione della vertenza anglo-iraniana. L’osservazione è basata non soltanto sul fatto che delle otto società aderenti al consorzio internazionale dei petroli iraniani cinque sono americane — la Standard of New Jersey, la Standard of California, la Texas Company, la Gulf Oil Company e la Socony Vacuum — ma anche e soprattutto sulla importanza dell’intervento governativo americano che servì a superare la complessa congiuntura economica e politica causata dall’insorgere della crisi fra la Persia e la Gran Bretagna. La conclusione dell’accordo dei petroli, a parte il vantaggio di carattere economico che rappresenta per il blocco occidentale, va interpretata come una significativa vittoria di carattere politico (sull’Urss - ndr).

L’Iran si trova in un punto nevralgico del sistema difensivo ai margini della cortina di ferro e fino a circa un anno fa era considerato uno degli anelli più deboli della catena di alleati anti-comunisti. L’invio di aiuti americani ha avuto aiich’esso una parte preponderante per consentire al Governo Zahedi di fronteggiare la pesante eredità ricevuta la scorsa estate dalla amministrazione Mossadeq. L’azione di Washington non si fermò qui. Quando furono avviate le trattative fra le otto società del costituendo consorzio e il Governo iraniano da una parte e quello inglese dall’altra, l’opera delle autorità americane non fu meno efficace: Herbert Hoover junior, inviato straordinario del Dipartimento di Stato, attraversò l’Atlantico 14 volte per contribuire al buon esito delle laboriose trattative, svoltesi a Teheran, Londra e Washington.

Per quanto manchino ancora precisazioni ufficiali, le cinque società americane saranno interessate per il 40 per cento al nuovo consorzio. Medesima aliquota avrà l’Anglo-Iranian Oil Co.; il 14 per cento avrà la società olandese Royal Dutch Shell ed il 6 per cento la Compagnie Frangaise des Petroles. Da parte ufficiosa americana si stima che occorreranno da cinquanta a sessanta milioni di dollari per riattivare gli impianti petroliferi iraniani. L’impresa si calcola che potrà dare i suoi primi frutti col primo gennaio 1955.