La Gazzetta dello Sport, 19 maggio 2017
Spinazzola: «Tutta corsa e assist. E grazie a Gasperini sono più cattivo»
Dice che la testa non è spaccata in due, che lui pensa solo a oggi anche se è difficile credergli. Leonardo Spinazzola ha conquistato l’Europa con l’Atalanta e tra un anno andrà alla Juve. Non male il presente, ma neanche il futuro non è da buttare.
Ma proprio contro la Juve doveva fare autogol?
«Cose che capitano, non avevo neanche visto il pallone. Ma ero tranquillo, anche se dopo aver segnato, diciamo così, ho cominciato a sentire i ronzii nella testa».
Li sente ancora i ronzii?
«Ma non scherziamo, dopo un campionato così ci può stare una partita storta. Anche gli autogol aiutano a crescere».
È vero che quando vede Buffon si emoziona?
«Certo, è il mio mito. Un campione grande e umile».
Magari nel 2018 sarete compagni di squadra.
«Ci può stare: se non si stanca, va avanti fino ai 50…».
Quando era nella Primavera della Juve, è stato scelto miglior giocatore del Viareggio 2012. Mai pensato di passare direttamente in prima squadra?
«No, ero immaturo 2 anni fa alla prima esperienza con l’Atalanta, figuriamoci a 17».
E se la Juve dovesse chiedere di anticipare il suo arrivo?
«Non credo di essere pronto, il tempo deciderà».
È vero che guarda i video di Zambrotta?
«Certo, è il mio modello, uno dei più forti difensori italiani. E poi ho fatto la sua identica evoluzione tattica, da ala a terzino».
E cosa ha imparato?
«I movimenti della fase offensiva, la posizione del corpo quando difendi».
L’ha mai sentito?
«No».
E se la convincesse ad andare in India dove ha allenato il Delhi?
«Non scherziamo, ora devo stare qui a imparare».
È stato Bisoli a cambiarle ruolo?
«Sì, l’anno scorso prima di Perugia-Brescia. Avevo iniziato il campionato come mezz’ala, poi un giorno mi dice: “ti voglio provare terzino”. È andata subito bene, è stata la svolta della carriera».
Cosa succede a un’ala che diventa terzino?
«Che ora arrivando da dietro ho più campo, più giocate e posso dare meno punti di riferimento. Da esterno dovevo giocare più sul corto, tentare il dribbling stretto che non è la mia specialità».
Bisoli ha detto anche: “Spinazzola è forte, ma deve sporcarsi la faccia”.
«Aveva ragione: per carattere non sono uno cattivo…».
E all’Atalanta si è sporcato un po’ la faccia?
«Ho imparato un po’ di cattiveria, questo sì».
Bisoli e Gasperini, gli opposti: uno sanguigno, l’altro riflessivo.
«Sì, ma guardate che anche Gasp ha un bel caratterino».
Quali sono le difficoltà del suo gioco?
«L’intensità, gli anticipi, i rischi dell’uomo contro uomo. Un’idea che andava assimilata e infatti l’inizio è stato complicato, pensiamo ai 4 gol presi dalla Lazio».
Otto reti per Conti, il suo omologo di destra: zero per lei. Dov’è l’errore?
«Abbiamo caratteristiche differenti. Ma il gol non è un’ossessione, mi piace far segnare gli altri (4 assist finora, anche se per lui sono 5, ndr). E soprattutto era importante giocare bene al primo anno di Serie A».
L’Atalanta in Europa.
«Strano, vero? Solo un folle l’avrebbe pensato in estate. Siamo stati bravi a crederci in gennaio quando altre squadre hanno mollato. Abbiamo capito che si poteva puntare a qualcosa di importante e sono arrivati i risultati».
La svolta?
«L’andata con il Napoli, quando si arrivava da un momento difficile. E il ritorno al San Paolo quando si è visto che potevamo giocarcela con tutti. Due vittorie fondamentali».
Ricordi del debutto in Nazionale contro l’Olanda?
«Le parole di Ventura prima di farmi entrare: “Stai tranquillo e gioca come nell’Atalanta”. Spero di tornare da lui, anche se non ho fretta».
Domenica ritrova l’Empoli dove non ha lasciato grandi tracce.
«All’inizio ero titolare, facevo l’esterno offensivo nel 4-4-2, poi Sarri ha cambiato modulo passando al 4-3-1-2 e giocando in pratica senza fasce. Non ho più trovato spazio, a gennaio sono andato via».
A Siena voleva tornare a casa dopo due infortuni: sua madre le ha convinto a continuare.
«Avevo 14 anni, era il primo anno fuori casa: mi sono fatto male a una caviglia, sono stato fermo due mesi, sono rientrato e subito mi sono stirato. Volevo smettere, la mamma mi ha detto di tenere duro. Poi è diventato tutto più facile».
Chiudiamo con una domanda personale: mai stato a Spinazzola?
«No, sono stato a Barletta, la città di papà. Spinazzola è un cognome molto diffuso in Puglia, ma io sono nato a Foligno».