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 2017  maggio 18 Giovedì calendario

Io come Macron

Roma, maggio
Secondo piano di Montecitorio. Gallerie a perdita d’occhio. Marmi tirati a lucido e passatoie. Bandiere, insegne e uscieri pronti a scattare. Potere. «Il presidente la sta aspettando». Due colpi secchi sulla porta. Luigi Di Maio, il ragazzo di 30 anni eletto al Parlamento da grillino e subito assurto alla vice presidenza della Camera, viene ad aprire come fosse casa sua. Grande stanza. Soffitti di sei metri. Opere d’arte alle pareti.
Però, non male le tanto vituperate istituzioni.
«Questo palazzo è incredibile. Qui accanto, nella sala della Lupa, c’è la prima copia della Costituzione. Ovunque si sente la storia del Paese».
Senta, in Francia ha vinto Macron. Preferiva la camerata Le Pen?
«Macron è ancora un mistero. Lo aspettiamo alla prova dei fatti».
Alcune cose vi accomunano. Siete giovani e state con una donna più matura. E una tendenza?
«Per quanto mi riguarda è amore».
Parola forte.
«Forte è il sentimento che in questi anni ha resistito a tutto. E se ha resistito alla vita che facciamo dev’essere amore vero. Sento che durerà».
Silvia Virgulti ha 40 anni, dieci più «li lei. In cosa si fa sentire la differenza d’età?
«Silvia è una persona matura, mi è molto vicina e mi sa sostenere. Lavora per il Movimento e condivide gli sforzi che il nostro progetto politico richiede. Ci vediamo pochissimo. La sera finisco sempre tardi, lei mi aspetta, mangiamo qualcosa insieme e siamo felici così».
Matrimonio? 
«Adesso non è il momento. Per ora viviamo insieme. Abbiamo un appartamento in affitto, in zona Trastevere».
E chi paga? Dai suoi rendiconti sul sito del Movimento le spese di alloggio sono passate da mille a euro al mese a 250. Onorevole, andrà mica a scrocco?
«Non sono il tipo. Ho rinunciato ad auto blu e voli di stato, tra indennità e stipendi ho restituito 270 mila euro in quattro anni. A casa dividiamo: un mese io, un mese lei». 
Perché Silvia non l’ha seguita nel viaggio in America? 
«Aveva i suoi impegni, non poteva muoversi».
Secondo alcuni commentatori era meglio se rimaneva a casa anche lei. 
«Docenti e studenti di Harvard, una delle più importanti università al mondo, m’invitano per conoscere più a fondo il Movimento e io che faccio, non ci vado? Di corsa ci sono andato. Volo Alitalia in classe economy, due giorni a Boston, tutto a spese mie».
Non le hanno steso il tappeto rosso, pare. 
«Non lo pretendevo. Il professor Archon Fung, docente di democrazia e cittadinanza, mi ha presentato come un politico populista e di destra».
Un piccolo Trump. 
«0 quasi. La difficoltà è stata far capire che il Movimento non ha un approccio ideologico. Destra e sinistra per noi sono concetti privi di senso».
Come glielo ha fatto capire? 
«Ho raccontato il paradosso Italia. Una sinistra che cancella l’articolo 18, ovvero la più importante tutela del posto di lavoro. Una destra che crea Equitalia, per soffocare le aziende sotto montagne di cartelle esattoriali. Il mondo alla rovescia. E un popolo disorientato che chiede buon senso».
Poi com’è andata?
 «Ho spiegato i nostri programmi, c’è stato un dibattito e alla fine il professore ha cambiato idea. “Avete ascoltato, ha detto, “uno dei più sensati tentativi per rinnovare la politica, riprendere il contatto con la gente e darle una voce”».
Un ricercatore italiano però l’ha trattata da bambaccione. Le ha rinfacciato d’aver dato solo otto esami in cinque anni, di non essere mai riuscito a laurearsi e quindi di non essere preparato per governare il Paese.
«Vecchia storia. Ero iscritto a giurisprudenza alla Federico II di Napoli, le prospettive del dopo laurea erano grigie e ho deciso di specializzarmi in informatica ed e-commerce, che crescevano in modo vertiginoso. Nel 2012 ho latto partire con alcuni amici una società di web marketing, un anno dopo, a 26 anni, sono stato eletto in Parlamento e nominato vice presidente della Camera. Non mi sembra d’aver buttato via il mio tempo».
Quindi laurea uguale pezzo di carta?
 «Dico che conta anche quel che un individuo riesce a lare. Mark Zuckerberg era ad Harvard, si inventò Facebook e abbandonò gli studi, ma a fine maggio ci tornerà per ricevere la laurea honoris causa».
Cosa le é piaciuto di Harvard?
«Ho ammirato lo spirito di squadra. Docenti, ricercatori e studenti lavorano in griuppo per studiare i cambiamenti in atto e capire il mondo che verrà».
In Italia non è così?
 «Qui ognuno va per la sua strada. Ma abbiamo potenzialità enormi. Un nostro studio prevede una svolta da qui al 2025.1150 per cento dell’occupazione si trasformerà e diventerà lavoro creativo. Mentre altri Paesi hanno puntato su grandi impianti industriali, noi potremo spaziare tra beni culturali e turismo, piccole imprese e artigianato, moda e robotica. Per chi vuole investire l’Italia sarà il Paese europeo più attraente».
Sarà. Oggi i capitali fuggono e qualcuno dà la colpa a voi, come fattore di instabilità.
 «Se scappano è per l’incertezza del diritto e l’incertezza dell‘Eurozona. Scappano per le 25 mila leggi, un caos normativo che confonde i cittadini ma favorisce furbi e corrotti. Scappano per Alitalia. La compagnia va a rotoli e il governo cosa fa? Nomina tre commissari a cui darà 6 milioni. Dopo essere stata spolpata, Alitalia è ancora il Bancomat della politica. Questo è lo spot sulla nostra cultura aziendale. Altro che 5 Stelle».
In caso di vittoria del M5S la indicano come premier. E pronto?
«Siamo pronti a governare. Chi debba essere il premier non lo decido io. Adesso stiamo votando il programma di Governo. Sarà definito a fine luglio e poi penseremo alla squadra».
Nessuna idea su chi sarà il vostro candidato al ministero della Salute, ma visto l’articolo del New York Times che vi accusa d’aver alimentato la campagna contro le vaccinazioni, non crede sia il caso di fare chiarezza?
«Se per spiegare l’aumento dei casi di morbillo si prende un filmato di Grillo del 1998 o le parole di un qualsiasi esponente locale si è in malafede. Comodo accusare i 5 Stelle. Perché il Pd invece di buttare tutto in caciaia non cerca di capire cosa non ha funzionato?».
Bene, ma lei cosa farebbe con i suoi figli, li vaccinerebbe o no?
«Ovvio che sì. Le persone devono fare i vaccini obbligatori e per quelli che non lo sono, come per il morbillo, devono seguire i consigli del loro medico».
Senta, rimanga tra noi, ma a parte Grillo e i suoi Vaffa, c’è stato un politico che l’ha ispirata?
«Sandro Pertini. A 17 anni avevo letto una sua biografia e mi aveva colpito la sua assoluta coerenza. Quando era in esilio la madre chiese di liberarlo. E lui scrisse al ministero di non darle retta e chiese di essere lasciato dov’era. È stato un esempio anche come presidente della Repubblica perché ha sempre cercato di avvicinare la gente, soprattutto i giovani, alle istituzioni».
Pertini è stato presidente della Camera.
«Quando salgo a presiedere ci penso sempre. È un ruolo superpartes e credo di interpretarlo in modo corretto. Ho espulso dallàula più deputati dei 5 Stelle che di qualsiasi altro gruppo».