Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 18 Giovedì calendario

Parigi, i cinesi cercano parcheggio

Non solo i grandi alberghi, i grandi palazzi haussmaniani, non solo il Club Med e la Compagnie des Alpes, due icone dell’industria turistica francese. Ora i cinesi vogliono anche i grandi parcheggi di Parigi (e di altre 750 città in 16 Paesi del mondo, per l’esattezza 3.900 grandi superfici sotterranee con oltre due milioni di posti-auto).
Il nuovo oggetto del desiderio, anzi la preda, è il gruppo Indigo, quella che era la sussidiaria del settore parking&mobilità del colosso delle costruzioni Vinci, ceduta nel 2014 (per 1,96 miliardi di euro) a due fondi d’investimento specializzati nella gestione finanziaria delle infrastrutture e del real estate: Ardian (nato dalla costola del colosso assicurativo Axa, presente anche in Italia sotto la guida di due «figli d’arte», Stefano Mion, figlio di Gianni, gran gestore della finanza Benetton, e Federico Gotti Tedeschi, figlio di Ettore, il banchiere del Vaticano) e Predica, il secondo assicuratore francese controllato dal Crédit Agricole.
Ora i due fondi hanno deciso di vendere Indigo e l’hanno messa sul mercato (internazionale) a 4 miliardi di euro, il doppio del prezzo d’acquisto.
Una rivalutazione del 100% in meno di tre anni non si può definire certo un cattivo affare. Soprattutto se c’è un pretendente che dispone di tali risorse da non lasciarsi impressionare tanto facilmente. Si tratta del colosso cinese della siderurgia, il gruppo Shougang, controllato dal Comune di Pechino (una gigantesca municipalizzata, verrebbe da dire) che, nel 2008, in occasione dei Giochi Olimpici nella capitale dell’ex Celeste impero, ebbe un suo momento di (tragica) notorietà: la municipalità gli impose di spostare immediatamente le sue acciaierie alla periferia della metropoli perché inquinavano con fumi e scarichi. Al posto degli impianti è sorto, altrettanto immediatamente, un parco di 82 ettari.
Quella riconversione forzata, possibile solo nei Paesi capital-comunisti, è stata, comunque, una fortuna per il gruppo Shougang che, da quel momento, ha cominciato a diversificare i suoi investimenti nei settori della mobilità urbana, della gestione dei rifiuti, e nel business delle auto elettriche e dei parcheggi.
Così, alla ricerca di nuove opportunità come si dice, i suoi dirigenti sono arrivati in Francia (dopo essere stati in Olanda, dove hanno partecipato alla gara per la privatizzazione del gruppo Q-Park, 3 miliardi di euro come base d’asta e partecipanti del livello del gruppo australiano Macquaire e del fondo americano Blackstone).
In Francia hanno incontrato i vertici di Indigo e i suoi azionisti, in particolare la presidente di Ardian, madame Dominique Senequier, forse la vera pupilla di Claude Bébéar, il fondatore di Axa, che nel 1996 le ha affidato le redini del fondo d’investimento da 67 miliardi di dollari di attivi (compreso Indigo, che con i suoi parcheggi ha quasi un miliardi di euro di fatturato).
Sono cominciate le trattative, mentre all’orizzonte si sono appalesati altri pretendenti, come il gruppo Fosum (anch’esso cinese) e il colosso dei fondi pensione canadesi, Psp, che ha un patrimonio da 125 miliardi di dollari. Il closing dell’operazione non è lontano. E a vincere dovrebbero essere i cinesi di Shougang, gli ex grandi inquinatori della città di Pechino.