Libero, 18 maggio 2017
Contro la povertà 65 leggi ma i poveri aumentano
Da tre notti, in un esclusivo albergo del centro di Milano è possibile dormire in lenzuola d’oro, che costano, casomai qualcuno volesse anche comprarsele, 200 mila euro a parure. Sono le 24 Carats Gold Sheets, disegnate evidentemente per un pubblico benestante ma che per fortuna continua a esistere e a frequentare il nostro paese. Il punto, infatti, non è che in Italia c’è gente che dorme dentro le lenzuola d’oro, il punto è che la stragrande maggioranza dei 35enni dorme ancora dentro le lenzuola di mamma. Questo è il quadro che emerge dal Rapporto Annuale Istat: 7 under 35 su 10 ancora vivono con i genitori; sempre più famiglie dipendono dalla pensione di un nonno; una famiglia ogni 10 è costretta a subire «gravi deprivazioni materiali». È l’immagine di un paese sempre più diseguale, nel quale sono cresciute le categorie dei super ricchi e dei super poveri, a scapito di quella dei super normali, che da sempre ha mandato avanti la baracca. E infatti la baracca si è fermata: anche le statistiche sull’occupazione, alla luce di questo rapporto, rivelano un inedito lato oscuro: se è vero che il numero di occupati è tornato a crescere negli ultimi tempi, è anche vero che la qualità del lavoro e dei redditi è molto peggiorata. Sono cresciuti gli occupati non qualificati e sono diminuiti gli artigiani, i professionisti intermedi, gli operai specializzati e coloro che campavano di un mestiere a regola d’arte. Il risultato è prevedibile: qualche lavoretto in più si trova ma non abbastanza per chiedere un mutuo a una banca, per mettere via contributi pensionistici, non abbastanza per uscire dalla trappola della povertà o anche solo da casa di mamma e papà. Stiamo andando incontro a una catastrofe sociale.
E così, dopo l’ennesimo rapporto dell’Istat, si tornerà a parlare di poveri e di giovani, di poveri giovani. Qualcuno, vedrete, proporrà qualche nuovo strumento ad hoc e fino al prossimo rapporto si fingerà di aver risolto il problema, tornando ognuno a dormire nelle lenzuola che gli spettano. Sarebbe ora invece di dichiarare il fallimento delle politiche di contrasto alla povertà messe in atto fino a oggi. Basta con i bonus, le card e i sussidi. Anche solo a ricordarsi tutti i nomi sembra di impazzire, tra inglesismi alla “social card” e formule burocratiche tipo “reddito di sostegno per l’inclusione attiva”. Le misure messe in campo dal nostro paese sono almeno 65, che vanno da assegni familiari, integrazioni alle pensioni minime, assegni sociali, sussidi e bonus vari. Per un totale di quasi 60 miliardi di euro, che sono molto più di quanto non ci si aspetterebbe da un paese che in questi anni di crisi ha visto triplicare i suoi poveri. Un bello studio della Fondazione Zancan infatti ha dimostrato quanto inefficaci siano queste misure: per ogni milione di euro speso in assistenza, solo 39 persone escono dalla povertà assoluta, contro una media di 62 persone negli altri paesi europei. È perché con 65 misure assistenziali, qui troppi soldi finiscono in burocrazia, troppi soldi finiscono a chi deve gestire e distribuire quelle misure, tra Stato, Regioni, Comuni e altri Enti, a chi deve vidimare le pratiche, a chi deve controllare chi ha vidimato e così via. La strada per dare davvero una mano ai quasi 5 milioni di concittadini poveri andrebbe in un’altra direzione, che si chiama semplificazione: pochi interventi, ma efficaci, poche misure, facili da gestire. Ma poi sai che guaio per tutta quell’industria che vive della povertà degli altri, se la povertà finisse davvero.