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 2017  maggio 18 Giovedì calendario

Ferragamo, il calzolaio dei due mondi

“Mentre vagavo per la città in una dolce notte estiva, cominciai a gustarne in pieno la bellezza e pensai che forse lì avrei potuto realizzare il mio sogno”. Così Salvatore Ferragamo, dopo 12 anni trascorsi negli Stati Uniti, descrive nelle sue memorie (Shoemaker of Dreams, 1957) il suo arrivo a Firenze. In quella calda sera del 1927 scelse la sua patria di elezione. Oggi, per celebrare il 90° anniversario del ritorno in Italia del grande calzolaio nato a Bonito, Avellino, nel 1898, arriva una mostra: “1927 Il ritorno in Italia. Salvatore Ferragamo e la cultura visiva del Novecento” (da domani al 2 maggio 2018). «Il 1927», spiega Carlo Sisi, curatore dell’esposizione «rappresenta in qualche modo la fine di un decennio fondamentale. Ferragamo sceglie Firenze in un momento in cui si parla di ritorni, all’ordine, al mestiere, alla grande tradizione nazionale. La mostra racconta la storia di questo attraversamento, che passa anche per gusto e praticità».
Come una sorta di fotografia dell’Italia degli anni Venti, l’esposizione permette ai visitatori di entrare in un racconto articolato. Si passa da vedute fiorentine di artisti come Ottone Rosai e Giuseppe Piombanti Ammannati, a manufatti di alto artigianato, da oggetti di design, fino a videoinstallazioni che illustrano il rapporto tra architettura e arti applicate attraverso vari modelli di case progettate da Balla e Depero (Casa d’artista), da Gio Ponti (Casa neoclassica) e da Terragni e del Gruppo 7 (Casa elettrica). Non mancheranno poi naturalmente le calzature più rivoluzionarie di Ferragamo. Con le sue creazioni, dove la ricerca della comodità e della funzionalità avevano sempre rivestito un ruolo centrale, il grande calzolaio rispose al nuovo ruolo che la donna aveva assunto nella società all’indomani del Conflitto. “La guerra”, scriveva nel 1919 Elda Norchi con lo pseudonimo di Futurluce, “è stata la principale forza motrice del progresso femminile. Il sesso debole ha saputo esser forte. E dalle case dove regnavano donne-bambole, sono balzate fuori donne-operaie, donne- tramviere, donne-carrettiere, donne-spazzine, donne-infermiere, donne-contadine, donne- ferroviere, donne-impiegate”.
Nei suoi anni americani, dopo aver lavorato a Boston nella catena di montaggio di un calzaturificio, Ferragamo si trasferì a Hollywood dove, nei pressi dei grandi studios cinematografici, aprì un negozio laboratorio, l’Hollywood Boot Shop (1923). Lì, oltre a realizzare stivali per i protagonisti dei primi western, divenne il beniamino di sfilze di stelle del muto come Pola Negri, Gloria Swanson e Mary Pickford, “i cui piedi”, racconta, “erano i più graziosi e i più piccoli di tutte le dive che avevo avuto occasione di calzare”. Poi arrivarono Gloria Swanson e Dolores Del Rio: “Le confezionai scarpe da sera con i colori dell’arcobaleno allacciate alla caviglia con tacchi alti dorati”.
Accanto a un’inesauribile fantasia creativa, che lo spinse a utilizzare i materiali più insoliti, Ferragamo aveva sempre avuto l’ossessione dell’anatomia tant’è che, spiega Stefania Ricci, direttrice del museo Ferragamo «negli Stati Uniti aveva seguito corsi serali di medicina alla University of Southern California di Los Angeles. Allora capì che il primo problema da analizzare per il comfort di una scarpa stava nella distribuzione del peso corporeo sull’articolazione del piede. Così fabbricò forme rivoluzionarie che, dando appoggio all’arco, regalavano una comodità senza pari». Tutte queste innovazioni furono fondamentali per le ragazze emancipate degli anni Venti che, con le scarpe di Ferragamo, iniziarono a muoversi leggere sulle piste di charleston e per le strade delle città. Così come Chanel aveva dato vita nel 1926 al tubino nero, un vestito semplice, pratico, moderno che si poteva infilare in un secondo e altrettanto velocemente togliere, Salvatore Ferragamo aveva creato un nuovo concetto di calzatura che coniugava comodità ed eleganza, e già nel 1927 aveva gettato le basi per la sua creazione più famosa, la scarpa con la zeppa di sughero che, nata in clima di autarchia per sopperire alla mancanza di materie prime, divenne presto un classico. “Stagione per stagione”, notava allora Irene Brin, “le donne si stavano innamorando della propria libertà”. Ferragamo, con la sua rivoluzione “silenziosa” fatta di sughero e lamine di acciaio, oltre a far assaporare a generazioni di signore il gusto dell’indipendenza, diede il la al riconoscimento internazionale della moda italiana nel secondo Dopoguerra.