la Repubblica, 18 maggio 2017
La sfida dei poster
TEHERAN Durante gli ultimi giorni di campagna elettorale i muri di Teheran e delle città principali dell’Iran si sono riempiti di pubblicità dei vari candidati. Si vota per la Presidenza della Repubblica e per le amministrazioni locali. Le fotografie dei candidati da soli o in gruppo sono molto eloquenti dell’idea di rappresentazione di sé che possiede chi fa politica oggi in quel paese. Si tratta di ritratti che ricordano più le vecchie fotografie di paese che non le moderne campagne elettorali. Gli uomini in completo scuro, le rare donne in chador; nelle foto di gruppo sono sulla destra, a lato dei maschi. In qualche pubblicità su grandi stendardi, primi piani di candidati con pose più spontanee. Ricordano degli ecclesiastici per la disposizione e manifestano comunque una sorta d’imbarazzo nel mostrarsi al pubblico; più spigliati coloro che provengono da professioni commerciali. Il ritratto singolo femminile in provincia è raro, e mostra una donna con il capo coperto dal velo. I pubblicitari che hanno curato le immagini pensano evidentemente a un pubblico tradizionalista. Interessanti sono poi i ritratti dei due principali candidati alla Presidenza. Hassan Rouhani, attuale Presidente dell’Iran, è il più presente, nei negozi dei bazar e sui tabelloni esposti nelle piazze e lungo le strade; una campagna elettorale condotta con un evidente impegno economico, oltre che comunicativo. Il segno della sua pubblicità elettorale è quello del gesto a V con le dita. La V di vittoria, tipica di Churchill, ma anche di Nixon, in uso presso i politici occidentali, è più rara negli orientali. Il gesto di “vittoria” compare in basso, a fianco dello slogan elettorale, in uno dei manifesti più diffusi di Rouhani. Di fatto è il suo logo elettorale. In altri casi è il Presidente che compie il gesto con la sua mano. Una serie di manifesti, visti a Kashan nel bazar, presentano invece una variante interessante, molto pop. Il profilo del politico iraniano è stato realizzato con uno stile che ricorda quello dei ritratti di Andy Warhol: profilo reso in nero e bianco (nero l’abito da mullah e il turbante bianco), mentre il gesto della mano in azzurro è circondato da un cerchio giallo. Rouhani ha scelto dall’inizio della sua presidenza come suo colore preferito il viola, che nei manifesti è ora accostato al verde, il colore islamico per eccellenza, e anche dell’Autorità suprema. A volte una delle due dita è viola e l’altra verde. Altre volte sono bianche e colorate di nero nei polpastrelli, per indicare la necessità di andare a votare (nei paesi asiatici si colora di nero il polpastrello di chi ha già votato affinché non lo faccia una seconda volta). Nella pubblicità elettorale alla- Warhol, lo slogan sull’abito suona: “Ancora per l’Iran”. Il tutto ricorda, seppur alla lontana, un analogo manifesto di Obama che riportava la parola “Hope” con il candidato presidente americano in blu e rosso. Si tratta di un’evidente indicazione di modernità, probabilmente un messaggio rivolto ai giovani, a un elettorato più moderno, com’è nell’intento del Presidente, che cerca di intercettare i più attenti alle forme occidentali. All’opposto Ebrahim Raisi, il suo avversario più temibile, appare rivolto all’elettorato opposto. Il leader dei conservatori, vicino alla Guida suprema, Khamenei, ha una postura austera. Nei manifesti affissi sorride appena in bianco e nero; si tratta di una fotografia ritoccata e resa alla stregua di un disegno; alle sue spalle i colori della bandiera iraniana, verde e rosso. Lo slogan appare più marcato: “Cambiamento per il popolo”. La parola “cambiamento” vuole segnare il cambio nella direzione dello Stato rispetto a Rouhani, e non certo una indicazione progressista in senso generale. La parola “popolo” è fondamentale poiché è un termine molto importante nella retorica religiosa e politica dei mullah. In uno dei grandi stendardi pubblicitari, appesi lungo le vie principali e agli incroci, Raisi appare più vicino alla realtà, più realistico. Lo slogan elettorale è sempre lo stesso, ma sotto il volto c’è una poesia dedicata ai morti della guerra tra Iran e Iraq.
Nessuno di loro guarda dritto verso gli elettori potenziali. Lo sguardo è rivolto in avanti, verso il futuro. Solo Rouhani in alcune immagini sembra guardare dritto negli occhi i suoi potenziali sostenitori. Segno di una laicizzazione del confronto politico? Un cambiamento di stile in atto? Probabile. Rouhani, nonostante il turbante e l’abito da mullah appare il più moderno tra i due.