La Stampa, 17 maggio 2017
Partite più veloci. Il tennis prepara la rivoluzione “fast"
La Coppa Italia l’ha già vinta, lo scudetto quasi (ko ai rigori in finale con il Toro): erano i tempi, recentissimi, in cui Simone Inzaghi allenava la Primavera della Lazio ed i suoi ragazzi capovolgevano le gerarchie in giro per l’Italia. Oggi, Inzaghi, è l’espressione tipica del tecnico moderno: sa gestire il gruppo e in campo lo modella sulle caratteristiche dell’avversario. Cambia disegno tattico e lo fa spesso: tutto molto in fretta perché questa è la sua prima, vera stagione in A dopo le sette panchine nel finale dello scorso campionato.
In Europa in anticipo
Inzaghi va veloce, come una squadra guidata con saggezza fino all’Europa con tre giornate di anticipo, ed ora all’atto conclusivo della Coppa Italia. «Se vivo questo momento come una favola? In parte sì: sono orgoglioso di allenare una squadra come la mia...», dice, a bassa voce. Lo stile ricorda quello di Sven Goran Eriksson, l’allenatore dello scudetto nel maggio 2000 (Inzaghi c’era), il modo di porsi un po’ Roberto Mancini, compagno d’avventura biancoceleste, la grinta e determinazione (la «garra» spagnola) Diego Simeone, che al giovane Inzaghi copriva le spalle nella Lazio più bella.
Il tifo di Pippo in tribuna
Tanti sono i meriti dell’allenatore arrivato quasi per caso: c’era Bielsa nella testa di Lotito la scorsa estate, poi Prandelli e anche Ventura. Alla fine la scelta fu obbligata in mancanza di alternative. La storia è nota, come nota era la convinzione di Inzaghi di non fallire il primo appuntamento da grande. «Che avremmo fatto bene l’avevo capito nelle sette partite del campionato passato: sapevo che avrei ritrovato i ragazzi che avevano cominciato a seguirmi come piace a me. Non mi sbagliavo, se adesso siamo qua: quando ho debuttato c’erano quattromila persone all’Olimpico, che ora ricorda quello dei miei tempi». In Europa League e in finale di Coppa Italia: ad Inzaghi si sono incuriositi un po’ tutti. La Fiorentina l’ha cercato, dalla Premier League sono partiti segnali di corteggiamenti serrati come quello del West Ham e la stessa dirigenza della Juve non ha mai nascosto la stima nei suoi confronti. L’aver centrato l’obiettivo europeo ha fatto scattare il rinnovo con la Lazio fino al 2019, ingaggio raddoppiato, ma sempre basso: Inzaghi, quest’anno, ha guadagnato poco meno di 300 mila euro, nel prossimo biennio salirà a 700 mila, ma i risultati potrebbero consigliare a Lotito di toccare il milione di euro. La favola Inzaghi può scrivere l’ultimo (per ora) capitolo, il più intenso. «Quante volte al giorno sento mio fratello Pippo? Due o tre: è già a casa mia da ieri, sarà allo stadio per tifare per me...», sorride il tecnico che sa valorizzare i giovani. Chiedere a Milinkovic-Savic o Keita, quest’ultimo ai saluti con la Lazio.