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 2017  maggio 17 Mercoledì calendario

Solo per Veronica non vale lo stop all’assegno d’oro

La domanda angosciante resta questa: come farà a campare, Veronica Lario, se dovrà tornare a vivere con solo un milione e 400mila euro al mese? Come potrà mortificare uno stile di vita evidentemente ritenuto oggi appena congruo e dignitoso dai giudici? 
Nel 2009 la signora Berlusconi spese più di 500mila euro per una vacanza in Cina: è giusto che possa spenderne, in futuro, solo 250mila? Quando lasciò Berlusconi, senza andare troppo per il sottile, si trasferì frettolosamente in una banale suite d’albergo con affaccio sul parco di Monza e cinque camere di lusso, due junior suite, comfort tecnologici, salotto con libreria, camino, biliardo, sauna, sala gym e garage sotto il giardino pensile: doveva accontentarsi di meno? 
Poi si trasferì nel centro di Milano nei 1000 metri quadri in via Bigli: avrebbe dovuto vivere in 500 metri? Stiamo parlando della moglie di «uno degli uomini più ricchi del mondo», come ha detto la prima sezione civile della Cassazione notizia di ieri che ha respinto il ricorso di Silvio Berlusconi sull’assegno di mantenimento per il periodo di separazione: in sostanza è stata confermata la sentenza con cui la Corte d’appello di Milano, nel 2014, aveva fissato l’assegno a 2 milioni di euro. 
Insomma: prima la Lario prendeva tre milioni al mese, poi li hanno ridotti a due, poi sembrava a uno, ma non era vero, poi sono stati confermati i due ieri nonostante i ricorsi di Berlusconi, ma attenzione, stiamo parlando solo del passato periodo di separazione. Ora che i due sono definitivamente divorziati siamo a un milione e 400mila, e, appunto, i tentativi di recuperare i troppi soldi elargiti durante la separazione (parere di Berlusconi e dei suoi ricorsi) sono andati a vuoto, sinora: ma Berlusconi insisterà, e se riuscisse nel suo intento, eh, sarebbe un’ingiustizia sociale bella e buona. 
Cioè: in tutto il mondo civile la separazione coniugale è solo un passaggio tecnico che prelude al divorzio vero e proprio, è una camera di decompressione per definire tempi e modi di un accordo (o di un disaccordo) se proprio non si può divorziare immediatamente, come pure è possibile fare in altri Paesi. 
Quando si dice «tizio è separato» tutti intendono che deve formalizzare il divorzio nei tempi previsti se non c’è lite e che insomma, la staccionata ormai è saltata. 
I separati possono stare separati anche fisicamente, non andare a letto insieme, non essere più in comunione dei beni (se prima lo erano) ma va da sè che permanga il problema di mantenere la famiglia, educare i figli, queste cose. 
La percentuale di coppie che torna insieme dopo un periodo di separazione è del 2 per cento o giù di lì, tanto per capirsi. Ma fa niente: la separazione non è divorzio. Con la separazione non finisce il matrimonio, ma se ne sospendono solo gli effetti in attesa di una riconciliazione (che non c’è mai, come detto) o di un provvedimento di divorzio (che c’è quasi sempre, come detto). Ergo, la separazione «non elide la permanenza del vincolo coniugale» né il dovere di garantire il precedente tenore di vita. Questo in Italia, chiaro. Quindi i due milioni al mese dati alla Lario andavano bene: ora che è divorziata è un altro discorso. 
Parentesi: se siete andati in confusione, beh, avete ragione: solo pochi giorni fa avevate letto di un altro rivoluzionario verdetto della Cassazione che di fatto archiviava il precedente «tenore di vita» come parametro che l’ex coniuge era tenuto ad assicurare: ma questo discorso, eh, non vale per i separati come all’epoca erano Berlusconi e la Lario.
Quella sentenza della Cassazione (caso Vittorio Grilli) era un banale adeguamento sulla scorta di quanto succede nel resto d’Europa, un nuovo parametro di spettanza basato sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge. 
Una volta celebrato il divorzio, per esempio, ora si dovrebbe tener conto che Veronica Lario possiede per dire la Poggio Srl che ha un patrimonio immobiliare da oltre 46 milioni, più proprietà varie, ma non bastavano. 
Aspettando il divorzio, l’allora signora Berlusconi aveva cercato di assicurarsi lo stretto necessario: nel novembre del 2009 aveva fatto richiesta di 43 milioni di euro l’anno (poco più di tre milioni e mezzo al mese) come banale assegno di mantenimento, una pecetta per le piccole spese. 
Gliene concessero due al mese, e già cresceva nel Paese la preoccupazione per le possibili rinunce a cui la signora fosse stata costretta. E a due siamo rimasti: divorzio breve, certo, ma la separazione lunga. Che cosa succederà, in futuro, se la cifra dovesse decrescere ancora? Chi fermerà l’ennesima campagna post-femminista di Repubblica