Il Messaggero, 17 maggio 2017
Colombia, frutteti al posto della coca
Una volta, e non troppo tempo fa, in mezzo alla frutta la cocaina i signori della droga la nascondevano, per farla salpare dalla Colombia nel mondo, Italia compresa. Adesso dalle piantagioni delle foglie di coca spuntano banani. Il presidente Juan Manuel Santos ha voluto piantare uno dei primi alberi lunedì, sostituendolo ad una pianta della droga, registrando ogni passaggio sul profilo Twitter. «Oggi siamo ad un passo cruciale dell’implementazione dell’accordo di pace. Il programma di sostituzione volontaria di coltivazioni illecite è ora in corso» scrive, coniando l’hashtag LaSustituciònAvanza.
Una svolta storica. Epocale, per il Paese considerato principale produttore di cocaina nel mondo. E per marcare la svolta, in maniera simbolica, il presidente ha scelto Briceño, paesino del dipartimento di Antioquia. Lì, verranno convertiti 800 ettari di terreno attraverso accordi con 1.100 famiglie. L’obiettivo, annuncia Santos, è la trasformazione di 50mila ettari di coltivazioni in tutto il Paese. Complessivamente, si punta a coinvolgere oltre 80mila famiglie. Una trasformazione incentivata: le famiglie dovrebbero ricevere un contributo mensile di trecento dollari circa. Una soluzione «strutturale» in grado di garantire futuro. Il piccolo comune del nord-ovest diventa così un simbolo, un punto di ripartenza, che si concretizza anche nella consegna di un centro educativo per i bambini che «semina speranza – dice Santos – in una città che si erge a simbolo della pace».
IL PASSAGGIOE qui si gioca tutto. La conversione dei campi di coca in campi di banani o comunque di coltivazioni lecite segue l’accordo di pace che Santos ha firmato a novembre con le Farc, dopo che un referendum aveva bocciato il precedente accordo siglato in estate, e senza troppe modifiche. Non a caso lunedì, a Briceño, c’era anche Pastor Alape, tra i leader delle Farc. I cui componenti, peraltro, dovranno essere aiutati (da accordo) a reintegrarsi socialmente, anche con l’avvio di attività economiche.L’intesa è valsa al presidente colombiano il Premio Nobel per la Pace, per aver fermato oltre cinquant’anni di conflitto che hanno provocato più di 220mila morti e oltre 45mila dispersi e costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case.
Non solo. Quella firma, oltre il cessate il fuoco scattato il 29 agosto, cerca di incidere nella vita del Paese. Tra i punti principali dell’intesa, una riforma agraria con la distribuzione delle terre e l’accesso al credito, la fine delle coltivazioni illecite nelle aree di influenza delle Farc, un programma sociale contro la droga, consumo e traffico, e la dichiarazione delle proprietà dei guerriglieri, da utilizzare per risarcire le vittime (un passaggio aggiuntivo, quest’ultimo, rispetto al primo accordo).
«Quest’anno – sottolinea ancora Santos – è stata sequestrata cocaina più che in qualsiasi altro momento». Esattamente un anno fa, a maggio del 2016, il presidente colombiano aveva parlato del più grande sequestro di droga della storia: otto tonnellate di cocaina erano state sequestrate dalla polizia. Erano nascoste in una piantagione di banane. Un altro simbolo della svolta di Briceño.