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 2017  maggio 17 Mercoledì calendario

Breve indagine sull’idea di futuro dalla preistoria all’eternità

La storia, dice Yuval Noah Harari, «non tollera il vuoto». All’umanità serve qualcosa che la tenga occupata e ne definisca i programmi: però, questa volta, a definire i programmi è l’uomo stesso. Nel Ventunesimo secolo, spiega lo storico israeliano, l’umanità ha risolto i guai che l’hanno tormentata in passato. Carestie, pestilenze e guerre. La domanda è: che cosa può sostituirle? Harari ha la risposta: «Gli obiettivi futuri del genere umano saranno l’immortalità, la felicità e la divinità». È per questo che Harari ha scritto una Breve storia del futuro (breve si fa per dire, visto che nella edizione Bompiani, che esce oggi, le pagine sono 672, euro 25), come spiega il sottotitolo del suo saggio Homo Deus, bestseller nei paesi anglosassoni; ed è una storia del futuro che guarda moltissimo al passato, dalla preistoria in avanti.
Resta che l’ambizione del nuovo millennio sia quella appunto di «elevare gli umani al rango di divinità, di trasformare Homo Sapiens in Homo Deus». Quindi «i principali prodotti del XXI secolo saranno i corpi, i cervelli e le menti, e le differenze tra chi saprà come ingegnerizzare corpi e cervelli e chi no saranno più grandi delle differenze tra la Gran Bretagna di Dickens e il Sudan del Mahdi. In effetti, saranno più grandi delle differenze tra Sapiens e Neanderthal». C’è di più: Homo Sapiens è destinato a scomparire, soppiantato dall’intelligenza artificiale o «tecno-umanesimo» e dalla «religione dei dati», tutti culti che si radicano e si diffondono a partire dalla Silicon Valley, il luogo del pianeta dove si lavora già alla prospettiva di uomini immortali, o meglio «amortali» (a differenza di Dio, questi uomini rigenerati e ristrutturati potrebbero comunque essere investiti da un treno, e morire). Resterebbe «una nuova élite di superuomini potenziati», ben distinta dalla massa. Questa era post liberale è inevitabile? Forse no, cerca di rassicurare Harari. Però, dice, è la conseguenza stessa dell’umanesimo: a oggi «non esiste una seria alternativa al pacchetto di individualismo, diritti umani, democrazia e libero mercato». Solo che il «pacchetto» è destinato a distruggere se stesso...