la Repubblica, 17 maggio 2017
Berlusconi: «Le mie aziende sono in rosso a nessuno richieste così esose»
MILANO Colpito in pieno portafoglio, Silvio Berlusconi ha reagito da par suo alla tegola appena cadutagli sulla testa: «Ancora una volta le leggi e le sentenze in Italia si applicano ad personam, trattandosi di me contra personam», e sempre più imbufalito ha detto, a chi ha osato avvicinarlo nella sua furia, che «come è avvenuto con la Severino, applicata in Italia solo contro il sottoscritto, anche la sentenza della Cassazione appena emessa sullo stile di vita, è stata disattesa dalla stessa Corte contro di me. Non vale guarda caso contro di me, costretto a mantenerla ancora in base allo stile di vita. E poi: parlano di stile di vita, ma quello era lo stile di vita che forse avevo dieci anni fa». Quindi, la lamentatio: «Io adesso sono in perdita con le mie aziende, non ne tengono conto: a nessun imprenditore – anche in floride condizioni – chiederebbero quelle cifre lì».
Berlusconi ha ancora una speranza, piccola piccola. Magari la sentenza potrebbe essere riequilibrata, come gli ha spiegato ad Arcore l’avvocato Niccolò Ghedini, proprio alla luce del principio recente adottato dalla Corte. Ma sullo sconto Berlusconi resta scettico: «Ci credo ormai poco, per come vanno le cose quando si tratta di me, non mi aspetto più nulla di buono». E Veronica? Per lei una vittoria squillante, che forse ripaga, oltre alle sue casse, certamente l’orgoglio.
Lunghi anni di battaglia legale. Dieci. Ma molto prima che gli italiani imparassero cosa voleva dire “olgettina”, ci fu una serata in cui forse tutto era già chiaro, nella testa di Veronica Lario. Riapertura della Scala, 7 dicembre 2004, l’allora premier e Cavaliere aveva assistito all’opera con la moglie nel palco reale, e lì, nell’intervallo, si conversava con gli ospiti: autorità, il presidente della Confederazione Elvetica, i primi ministri di Albania e di Croazia. C’era anche l’ambasciatore americano, e Berlusconi si sforzò di imbastire una conversazione.
Non gli uscì che un «It’s a wonderful night», ripetuto a pappagallo tra molti sguardi imbarazzati, e il più imbarazzato era quello di Veronica, in nero e parure di rubini. Già allora sembrava, pure bellissima e nel trionfo di una serata come quella, una donna infelice. Ma allora si sapeva poco o niente, di come andassero le cose tra i due. E quello sguardo restò lì, appeso al niente. Tutto fu chiaro, e pubblico, tre anni dopo, quando Repubblica pubblicò – il 31 gennaio del 2007 – una sua lettera dolente, «scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: “... se non fossi già sposato la sposerei subito”, “con te andrei ovunque”».
Si sentiva offesa, e a ragione. L’offesa volgare era in televisione, in diretta, davanti a molti ospiti. Un ceffone. Perciò Berlusconi cercò disperatamente una soluzione. Pubbliche scuse, e pochi mesi dopo i due ricomparvero mano nella mano nella villa in Costa Smeralda, e a Portofino. Uniti come non mai, e molti sperarono che, come si dice in famiglia, lui avesse messo la testa a posto.
Invece no. Semplicemente, lei annunciò a Repubblica di aver chiesto il divorzio. «Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale», e aveva anche spiegato il perché: «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni».
Era stata la prima palata di terra nella fossa, quella frase. La seconda era per le ragazze che ballavano intorno a suo marito, in senso figurato e non. «Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica». Una si chiamava Noemi Letizia. Definì Berlusconi “papi”, disse «lui lavora molto e non sempre può venire a Napoli». Poi arrivò il resto, le «serate eleganti», molte ragazze, e le famose “olgettine”, e quella corte attorno «all’imperatore», così lo definì Veronica Lario. Non più Berlusconi, solo Lario.