la Repubblica, 17 maggio 2017
L’amaca
Leggendo i commenti on line alla notizia dell’unione civile tra Ivan Scalfarotto e il suo compagno la sensazione è che l’Italia sia piena di haters (odiatori on line) anche perché è piena di fascisti. Detta con rude approssimazione, come faceva Giorgio Bocca nei suoi ultimi anni («metà degli italiani è fascista»), anche se recenti inchieste sulle tracce degli haters esattamente questo dicono: una percentuale altissima di coloro che insultano e minacciano in rete è composta da estremisti di destra.
Esistono, ovviamente, anche squadristi verbali di estrema sinistra, o post-ideologici, perché brutalità e stupidità sono erbacce ubique. Ma la questione sessuale è una di quelle cartine di tornasole che consente di risalire con una certa fedeltà al colore delle persone, e in questo caso il nero dilaga, trionfa. Come sui muri di Roma, che iconograficamente parlando è diventata, negli anni, la città più fascista del pianeta, e senza grande scandalo (se a Berlino appare una svastica non interviene solo la polizia: anche l’aviazione). È fuori moda parlare di emergenza antifascista, in questo Paese; non fosse che è il Paese che il fascismo lo ha incubato, partorito e regalato al mondo, e come tale dovrebbe farsi qualche controllo periodico.