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 2017  maggio 17 Mercoledì calendario

Massimiliano Bruno lo fa strano: «Juventino a Roma. Che male c’è?»

L’educazione sentimentale dello juventino romano passa da un riflesso condizionato in città: lo sfottò. I tanti bianconeri nella Capitale a volte tifano in segreto, a volte fanno pubblica professione di fede, ma devono saper dare e ricevere sfottò. Sempre col sorriso, come fa Massimiliano Bruno, regista apprezzato della nuova commedia italiana e tifoso «fracico» della Signora: «Sì, così, alla romana: sono nato qui e tifo Juve, che male c’è?».
Nessuno. Ma non deve essere facile: vero, Bruno?
«È un divertente esercizio di resistenza. Sono cresciuto con Brio e Tardelli, non male come adolescenza in campo, mentre fuori era più complesso: la mia famiglia veniva dal Sud e gli amici mi accusavano di essere calabrese per il tifo. Per anni pensavo fosse un insulto, ma ora la mia Calabria si mette sul petto il sesto scudetto di fila».
Che rapporto ha con le squadre della sua città?
«Premetto che, quando vincono, sono felice per la città di Roma. Solo le milanesi, però, hanno pari lignaggio. Qui preferisco la Lazio: ha un’epica diversa, ha sofferto e non ha la prosopopea dei concittadini».
E la Roma?
«Ottima outsider che ogni 25-30 anni indovina la stagione. I suoi tifosi non hanno la giusta mentalità, ma regalano gioie. Un esempio recentissimo: da 25 anni faccio un fantacalcio con amici attori, sceneggiatori, registi. Siamo così tanti che ci dividiamo in tre leghe. Ho vinto per mezzo punto la nostra Supercoppa: provvidenziale un 5,5 che voi Gazzetta avete dato al bravissimo Arturo Calabresi, difensore del Brescia ma di scuola giallorossa. È figlio del mio amico Paolo, attore e Iena in tv: lui, matto per la Roma, è stato beffato due volte…».
Un episodio curioso della vita romana da tifoso?
«Era il 1982, in una domenica malinconica mia madre mi disse: “Ora ti porto per la prima volta all’Olimpico a vedere Roma-Juve”. Avevo paura di quello che potesse accadermi e dopo un gol di Virdis non esultai. Lei mi tranquillizzò: “Festeggia pure, ci sono qua io”. Finì 0-3, è uno dei ricordi più teneri di mia madre».
Una filmografia in bianconero: nel 2011 esce «Nessuno mi può giudicare»…
«Ci avevano giudicato 5 anni prima e così siamo diventati pure più simpatici: la B non è stata umiliazione, ma riabilitazione. Come un uomo che sbaglia, va in galera, esce per buona condotta, fa fatica a rifarsi la vita meravigliosa di prima ma, quando ci riesce, può andare in giro a testa altissima».
Il 2012 è l’anno di”Viva l’Italia”.
«E cosa c’è di più patriottico della Juve? Un nome senza connotazione territoriale, familiare e intimo proprio come ‘Italia’. Unisce da nord a sud e piace all’estero anche per quel bianco su nero così elegante».
Anno 2014, il boom di «Confusi e felici».
«È come ci sentiamo ora: eravamo di granito, poi prendiamo sei gol in tre partite. Ma pur sempre felici perché, come minimo, sarà scudetto: vorrei il Crotone salvo, ma mi sa che domenica farò il solito giro di sfottò».
Prima dell’ultimo successo di «Beata Ignoranza», nel 2015 ecco «Gli ultimi saranno ultimi».
«Il titolo mi fa pensare a tutte le squadre dietro alla Juve, la prima che sarà prima… Non mi piace: vorrei più competizione».
Ha sceneggiato il cult «Notte prima degli esami»: la notte prima di Cardiff, invece, come si vive?
«L’ultima volta a Berlino giravo e non ho visto la partita: mi aggiornava via sms Valentina Lodovini. Con lei e altri attori ho un gruppo WhatsApp a tema Juve. Questa volta, però, ho le stesse sensazioni che avevo prima di Italia-Francia 2006. Allora pensavo: “Se io non dormo all’idea di perdere ancora con i francesi, chissà i giocatori di Lippi”. Rep, Magath, Riedle, Mijatovic, Sheva, Rakitic: è l’ora di staccare tutte queste spine dal cuore».