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 2017  maggio 16 Martedì calendario

Siamo primi nella top 100 del lusso

Siamo primi al mondo per marchi di lusso. Nella classifica «Global power of luxury goods 2017», stilata dalla Deloitte, ben 26 brand italiani compaiono nei primi 100. E Luxottica, unica italiana nella Top 10, è addirittura quarta al mondo per fatturato. Seguono fra i campioni tricolori, Prada al diciassettesimo posto e Giorgio Armani, ventunesimo. 
Vale la pena di segnalare che abbiamo anche cinque aziende nella classifica delle 20 con il tasso annuo di crescita composto più elevato: Marcolin è addirittura prima, seguita da Valentino. Poi vengono Moncler (nona), Furla (decima) e Vicini (dodicesima). 
Complessivamente il fatturato generato dalle vendite di beni di lusso dei primi 100 gruppi al mondo vale 212 miliardi di dollari, quasi 193 miliardi di euro. E purtroppo, nella classifica a valore dei Paesi, l’Italia è scavalcata da parecchi. I nostri 26 campioni fatturano fra tutti 1,3 miliardi di dollari. Ci superano, nell’ordine, Francia, con 10 gruppi e 5 miliardi di fatturato, Stati Uniti (10 gruppi e 3 miliardi), Svizzera (10 gruppi, 3 miliardi), Cina e Hong Kong (7 gruppi, 2,7 miliardi). Precediamo di un soffio la Gran Bretagna, con appena 10 aziende del lusso. Come si vede, gli altri Paesi hanno una presenza inferiore di brand a livello numerico. Ma con un fatturato ben superiore a quello dei nostri campioni che, tranne la Luxottica di Leonardo Del Vecchio, hanno misure nettamente inferiori a quelle dei colossi stranieri. Una situazione che sconta la caratteristica del lusso made in Italy. Mancano i colossi, ma abbondano le imprese di dimensioni più piccole. E la classifica, per di più, non tiene conto delle Pmi che farebbero lievitare il fatturato della maison Italia. 
Così, a livello mondiale, pesiamo per il 16% dei ricavi. Ma i nostri produttori sono cresciuti complessivamente del 9,3%, mentre in media l’espansione degli altri 74 gruppi si è fermata al 6,8%. 
«Anche nel 2017 viaggi e turismo sono la grande opportunità di crescita per il settore del lusso», spiega Patrizia Arienti, fashion e luxury leader della Deloitte, «tanto è vero che quasi la metà degli acquisti sono effettuati da consumatori in viaggio. Ma il dato cresce fino al 60% fra i consumatori dei Paesi emergenti che in genere non hanno accesso alla stessa gamma di prodotti e brand nei loro luoghi di origine». 
Le buone notizie, comunque, non finiscono qui. La prima caratteristica ricercata resta la qualità intrinseca del prodotto, soprattutto nelle fasce di prezzo più elevato, ma con una attenzione crescente alla artigianalità. E in questo ambito, il lusso made in Italy ha parecchio da dire. Non certo da oggi.