Libero, 16 maggio 2017
I paesi dove nessuno vuole fare il sindaco
In Italia ci sono cinque Comuni dove nessuno vuole fare il sindaco. Sabato, alle 12, sono scaduti i termini per presentare le liste per le elezioni amministrative dell’11 giugno. E a Penna San Giovanni (1.200 residenti in provincia di Macerata), a San Luca in Calabria (Comune di 4 mila abitanti sciolto per mafia nel 2013), ad Elva e Faeto (rispettivamente 100 e 700 anime in provincia di Cuneo e Foggia), e a Cencenighe Agordino (1300 abitanti nel Bellunese) non s’è fatto avanti nessun candidato. Dunque, per un anno, come prevede la legge, ad amministrare ciascuno di questi Comuni ci penserà un commissario. Poi, ammesso che qualcuno nel frattempo decida di candidarsi, ci saranno le elezioni. Il motivo per cui in queste piccole realtà nessuno vuole fare il sindaco è presto detto: ad amministrarle si guadagna troppo poco. Anzi, ci si perde, perché spesso bisogna rinunciare al proprio lavoro. A fine mese si portano a casa poche centinaia di euro a fronte di un’attività comunque impegnativa, come spiega a Libero William Faè, 44 anni, impiegato e sindaco uscente di Cencenighe Agordino.
«In questi anni il mio stipendio è stato di 490 euro» dice a Libero. «Per prenderne 900 lordi avrei dovuto mettermi in aspettativa mettendo da parte il mio lavoro. Vi pare possibile? Lo sa quanti problemi deve affrontare un sindaco, anche in un comune piccolo? In certi periodi non sono riuscito nemmeno a vedere mia moglie». Nel 2012, a capo di una lista civica, Faè era stato eletto con 818 voti. In questi anni è stato il suo vicesindaco, un signore in pensione, a dargli una grossa mano: «Poteva farcela solo una persona con tanto tempo libero. Ogni cosa che succede c’è di mezzo il sindaco. Bisogna stare attenti alla burocrazia, siamo strangolati dal patto di stabilità. Non si può amministrare in queste condizioni». Il sindaco uscente di Cencenighe racconta di aver perfino chiesto al capo dell’opposizione di prendere il suo posto. Non ci ha pensato nessuno nemmeno tra i giovani del paese, visto che lavorano già tutti allo stabilimento della Luxottica, ad Agordo: la disoccupazione giovanile, da queste parti, non esiste.
Anche Giuseppe Mancinelli, sindaco uscente di Penna San Giovanni, le ha provate tutte per trovare un successore. Resosi conto a pochi giorni dalla scadenza per il deposito delle liste che nessuno era intenzionato a candidarsi, ha provato a metterne in piedi una in fretta e furia, ma non ha trovato un numero sufficiente di persone disposte a entrare in Consiglio comunale. Nessuno aveva né voglia né tempo: «Mi dicevano: “Ma chi me lo fa fare?”». Avevano dato la propria disponibilità soltanto in sette, tra cui una donna straniera. E che dire di Elva, paesino del Cuneese di 26 chilometri quadrati a 1637 metri sul livello mare? Cinque anni fa alle amministrative si era presentata una sola lista, “Noste Comun”, e Laura Lacopo era stata eletta con 55 voti. Anche lei però ha deciso di non ricandidarsi, e del suo successore nemmeno l’ombra. Cesserà tra pochi giorni anche il mandato di Antonio Melillo, per un lustro primo cittadino di Faeto, il comune più alto della Puglia, a 820 metri: «Ho dato cinque anni della mia vita per questo paese, non posso essere di nuovo io il salvatore della Patria».
Sebastiano Giorgi è stato invece l’ultimo sindaco di San Luca in Calabria, località tristemente nota per la Faida di San Luca, culminata nella strage di Duisburg, in Germania, dove nel 2007 vennero uccise sei persone. Giorgi è rimasto in carica fino al 17 maggio 2013, quando il Consiglio dei Ministri ha sciolto l’amministrazione per infiltrazioni ’ndranghetiste.
Alle elezioni del 2015 si era presentata una sola lista, “Liberi di ricominciare”, guidata da Giuseppe Trimboli, ed aveva ricevuto 1.445 voti, troppo pochi per superare il quorum. Quest’anno, come lo scorso, nessuno si è fatto avanti per guidare il piccolo Comune ai piedi dell’Aspromonte. Nessuno ha avuto il coraggio di assumersi una responsabilità così grande per poche centinaia di euro al mese.