la Repubblica, 16 maggio 2017
Le mani della mafia sui supermarket a Milano. «Una talpa dei boss nell’ufficio di Boccassini»
MILANO C’è chi si è venduto per 4mila euro al mese (ilproject manager di Lidl Simone Suriano) e chi si è «accontentata» di essere trasferita dal Comune di Milano alla Città metropolitana, in un posto di prestigio. Pur di raggiungere il suo obiettivo Giovanna Afrone, responsabile contratti trasversali, avrebbe distribuito appalti, accelerato pratiche, favorito coop che lavoravano per Cosa nostra. Mentre il «facilitatore» Domenico Palmieri, ex sindacalista Uil, dopo 38 anni in Provincia non voleva addirittura nulla: o meglio, il cottimo, solo «una percentuale», ma «visti i risultati».
È una mappa della corruzione a tratti inedita quella disegnata dal gip di Milano Giulio Fanales, che ieri ha portato a 15 arresti al Nord e due fermi a Catania, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione tra privati. Tra i destinatari, i vertici della società di logistica Sigilog oltre a due commercialisti, una funzionaria di Palazzo Marino e due intermediari.
Per gli associati, ha detto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, è stato sin «troppo facile» trovare funzionari e persone da corrompere: «Come pescare trote in un laghetto sicuro». Nelle carte si ricostruisce il modo in cui gli indagati, a partire dai vertici Sigi (il pluripregiudicato Luigi Alecci e i suoi soci, Giacomo Politi ed Emanuele Micelotta), assoldino «soggetti» che ottengono «commesse e appalti» grazie alle loro «relazioni con esponenti del Comune di Milano, sindaci e assessori (di giunte locali, ndr)». Questo sistema alimenta quello che il gip definisce «un serbatoio finanziario» per il clan Laudani di Catania, ritenuto «il braccio armato di Nitto Santapaola».
Per ottenere «un permesso di costruire» nel Parco di Monza, i vertici Sigilog cercano Franco D’Alfonso, ex assessore della giunta Pisapia. Che non è indagato e smentisce, ma il 2 dicembre 2016 partecipa a un incontro «nello studio di un architetto». Qui, gli uomini vicini ai clan (Micelotta e Alecci) vengono informati dal facilitatore Palmieri «che in quell’occasione avrebbero potuto parlare con D’Alfonso in via riservata». Il 12 aprile scorso, gli investigatori della Finanza di Varese e della Mobile milanese intercettano Palmieri, che riferisce di aver saputo da un dirigente del Comune di Milano che la città, grazie ai fondi europei, «avrebbe riqualificato i quartieri periferici di Corvetto, Giambellino e Lorenteggio». E anche «dell’avvenuto stanziamento di 120 milioni».
Sigilog, grazie «allo stabile asservimento» dei dirigenti di Lidl, il colosso della grande distribuzione, ottiene «l’assegnazione di commesse a imprese controllate». Almeno tre i dipendenti della multinazionale alimentare che avrebbero ricevuto denaro per favorire società vicine al clan. E quattro direzioni Lidl sono commissariate da ieri per ordine del Tribunale per le misure di prevenzione. La società, in una nota, garantisce collaborazione e si dice estranea. Diverso il discorso di Securpolice, società di sicurezza privata da 600 dipendenti che gestisce i controlli in tribunale a Milano. I fratelli Fazio, Nicola ed Alessandro, secondo l’accusa sarebbero vicini al boss catanese Orazio Di Mauro.
Secondo le indagini del pm Paolo Storari («un fenomeno», lo ha definito Ilda Boccassini), grazie a «un “capitale” di relazioni personali», gli indagati «vengono in possesso di numerose informazioni sensibili». In particolare, qualcuno ha potuto rivelare loro «quanto appreso visionando direttamente il fascicolo sul tavolo» della stessa Boccassini. Chi sia stato al momento è oggetto d’indagine. Di certo dalle carte emerge il profilo di un tenente colonnello in servizio a Como, Riccardo S.