Corriere della Sera, 16 maggio 2017
L’arte sublime di fare una dedica
«Alla deliziosa creatura che mi ha graffiato il naso». Dediche. Sono quelle scritte da Anton Cechov in tanti anni per lettori e amici (soprattutto amiche). Claudia Zonghetti ne ha raccolte una trentina (su oltre trecento) in un prezioso volumetto pubblicato dalle edizioni Henry Beyle. Ognuna è una storia. Chi era la creatura del naso? Era l’amica, bellissima, Lidija Mizinova, occhi grigi, splendidi riccioli, sigaretta sempre in bocca, innamorata di Cechov. Lidija scappò a Parigi con Ignatij Potapenko, scrittore sposato da cui ebbe una figlia, morta prematuramente: fu quella vicenda a ispirare le figure di Nina e Trigorin del Gabbiano. «Siete un porco» scrisse Anton a Potapenko quando questi decise di tornare dalla moglie. A un’amica, Marija, che frequentava la sua vecchia casa di Melichovo, Cechov rinfaccia in una dedica di essersi scolata 72 bottiglie di birra. Un’altra amica, Tat’jana, è definita «tulipano della mia anima e giacinto del mio cuore»: lo scrittore ricambiò così un dono floreale. All’attrice Vera viene ricordato il 3 agosto (1900), «giorno di tempesta con il mare in subbuglio» in cui si conobbero, e c’è da credere che si trattò di un rapporto turbinoso e pieno di malintesi. Nella dedica al pittore Levitan, Cechov segnala che il suo libro gli potrà servire «nell’eventualità che si trovi a compiere un delitto passionale e finisca sull’isola in questione», alludendo a Sachalin, l’isola-carcere che lo scrittore aveva deciso di raggiungere: Cechov lasciò all’amico un suo libro (con dedica) quando andò a trovarlo per accertarsi che non avesse compiuto il paventato proposito di suicidarsi. Al padrone di casa Korneev, il «debitore insolvente» Cechov consegnò copia di un suo racconto, Nelle tenebre, per rimediare al mancato pagamento dell’affitto: «Quanto alla pigione, ahimè, ne riparleremo fra cent’anni (o forse prima, se mai qualcosa incasserò). Se la cosa non Vi aggrada, rivolgeteVi al giudice».
La dedica è un genere letterario da non sottovalutare e soprattutto da non improvvisare: tra captatio, retorica d’occasione, sentimento, allusione, ironia, la dedica deve andare sempre diritta all’obiettivo con poche parole. Il libretto di Cechov può offrire un formulario utile agli scrittori che la prossima settimana, durante il Salone del Libro di Torino, saranno impegnati all’estenuante rito della firma (con dedica) al cospetto di deliziose creature pronte a graffiare.