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 2017  maggio 16 Martedì calendario

«Trump ha svelato alla Russia informazioni segrete sull’Isis»

Nelle foto, scattate da un fotografo della Tass, si vedono il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov e l’ambasciatore Sergei Kislyak ridere di gusto. In mezzo a loro Donald Trump sorridente, mentre distribuisce strette di mano e pacche sulle spalle. Studio Ovale, 14 maggio. In quell’incontro, scrive il Washington Post, il presidente degli Stati Uniti avrebbe rivelato ai due ospiti informazioni segrete sull’Isis. Trump si sarebbe vantato con Lavrov: «Ho a mia disposizione una grande intelligence e ogni giorno ricevo grandi informazioni», e, per dimostrarlo, avrebbe messo gli interlocutori russi al corrente di notizie fornite da «un partner», non precisato, degli Stati Uniti. Particolari così sensibili che sarebbero stati condivisi solo da pochissime persone all’interno dell’amministrazione e tenuti, invece, nascosti anche agli alleati più stretti.
Il «partner» degli Usa, secondo la ricostruzione del quotidiano americano, certamente non avrebbe dato il permesso di comunicare un «report» così riservato al governo russo. Ma Trump ha trasformato un dossier classificato con un codice cifrato, il livello più alto di segretezza, in futile chiacchiera da intrattenimento. Gli agenti della Cia e della Nsa sono semplicemente costernati e stanno cercando di contenere il danno, tutelando la fonte primaria sul terreno. Lo avesse fatto chiunque altro, staremmo discutendo di un crimine. Ma il presidente degli Stati Uniti è l’unica figura ad avere l’autorità di «declassificare» anche i contenuti più riservati.
Diverso, però, il punto politico. Nel corso della campagna elettorale Trump e i repubblicani avevano scorticato Hillary Clinton per aver gestito con superficialità le mail, all’epoca in cui era Segretario di Stato. Qui siamo ben oltre. E certamente l’impatto sul Congresso sarà dirompente.
Deputati e senatori vorranno verificare se è corretta la ricostruzione del Washington Post, oppure se dare credito alle parole dette in conferenza stampa la sera stessa del vertice dal Consigliere per la Sicurezza nazionale, Herbert Raymond McMaster: «Il presidente e il ministro degli esteri russo hanno esaminato le minacce comuni poste dalle organizzazioni terroristiche, comprese le minacce al traffico aereo. In nessun momento sono state menzionate le fonti dell’intelligence».
McMaster era presente alla riunione, ma è possibile che Trump sia uscito fuori strada nei momenti più informali, subito prima o dopo la sessione ufficiale.
Il Congresso è già in ebollizione. Il giorno prima di ricevere Lavrov e Kislyak, il leader della Casa Bianca aveva licenziato in tronco il direttore dell’Fbi, James Comey. Da quel momento è partito un treno di tweet e di interviste contraddittorie. Trump è arrivato anche a minacciare Comey: «farebbe bene a sperare che non ci siano registrazioni dei nostri colloqui prima di parlare con la stampa». Il presidente si riferiva alla cena del 27 gennaio in cui chiese «lealtà» incondizionata al numero uno dell’Fbi. Ma Comey offrì «onestà al servizio del Paese».
A Washington la settimana appena cominciata sarà dominata da questo intrigo. O grottesco pasticcio che sia.