Il Sole 24 Ore, 16 maggio 2017
Svolta internazionale per i Benetton Ora il riassetto tocca a moda e Autogrill
Se l’operazione Atlantia-Abertis andrà a buon fine, la famiglia Benetton, che attraverso Edizione diventerà il primo azionista del gruppo italo-spagnolo con circa il 25%, avrà compiuto un altro passo, forse il più importante, verso quella trasformazione del gruppo partita anni fa. Un percorso che ha lasciato il segno su partecipazioni di spicco della galassia, da Autogrill fino a Benetton group, ma anche sulla stessa natura della holding, da inizio anno guidata da un vertice nuovo di zecca rappresentato dal presidente Fabio Cerchiai e dall’amministratore delegato Marco Patuano.
Il portafoglio post Abertis
L’alleanza italo spagnola avrà importanti riflessi sul portafoglio di Edizione. Il primo mutamento, radicale, è legato alla futura presenza geografica della finanziaria di Ponzano Veneto. Oggi Atlantia è un gruppo fortemente radicato in Italia, basti pensare che oltre l’80% dell’ebitda, tra Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma, viene prodotto sul territorio. Allo stesso tempo, la holding è di fatto l’asset principale di Edizione poiché pesa per circa il 50% sul net asset value di Ponzano Veneto. Ciò significa che anche il portafoglio di Edizione è fortemente concentrato nel paese. Con l’operazione Abertis i pesi muteranno sensibilmente, l’entità aggregata produrrà un margine operativo lordo vicino ai 6,6 miliardi di cui, tra vie a pedaggio e scali aeroportuali, solo il 45% sarà frutto del business italiano. Insomma la rilevanza del paese verrà sensibilmente ridotta a favore di una presenza internazionale che in termini di margini varrà oltre il 55%.
Si tratta di un cambiamento rilevante del profilo di rischio che con questa mossa viene ampiamente diversificato. E questo, di riflesso, vale anche per la holding dei Benetton. Fin qui si è parlato dell’equilibrio del portafoglio partecipazioni ma sullo sfondo sono cruciali anche la ricca liquidità della holding e le partite ancora aperte.
I dossier Autogrill e Benetton
Sul primo punto, il nuovo team al comando della holding, Patuano e Cerchiai, ha ereditato una situazione particolarmente florida: i dati aggiornati a marzo 2017 fotografano un net asset value per la finanziaria di 11,6 miliardi, di cui circa 5,6 miliardi riferibili al gruppo infrastrutturale a fronte di una partecipazione del 30,2%, mentre il resto è riconducibile alle quote in Autogrill, Benetton, immobili e altri investimenti quotati e non. A fronte di ciò in cassa ci sono qualcosa come 1,5 miliardi di risorse fresche da investire in altri business. Aspetto chiave, quest’ultimo, per comprendere quali saranno le linee di sviluppo future della compagnia. Che non potranno comunque prescindere da due importanti dossier ancora aperti: Benetton Group e Autogrill.
Il primo è forse il tema più caro alla famiglia di Ponzano Veneto: il futuro dell’omonimo gruppo tessile. Solo un mese fa si è assistito a un nuovo cambio al vertice di Benetton Group. L’ex ad Marco Airoldi ha rassegnato le dimissioni e al suo posto è arrivato Tommaso Brusò nella posizione di Chief operating officer (Coo), manager che arriva dal mondo della moda e si concentrerà principalmente sul prodotto e il rilancio del gruppo. Con la nomina di Brusò si è così rafforzata la presenza di manager specializzati nel settore della moda all’interno del consiglio di amministrazione della società, al centro di un importante percorso di ristrutturazione. Scelta voluta, quest’ultima, proprio per rilanciare il marchio e poi decidere il destino della società. Fuori o dentro il perimetro di Edizione.
C’è poi Autogrill. Anche in questo caso il gruppo è stato di recente al centro di un importante riassetto. A distanza di quattro anni dalla decisione di farsi in due, separando le attività di duty free (poi vendute al colosso svizzero Dufry) dalle altre, la società è infatti tornata a ridisegnare la struttura societaria. Sarà creata una holding industriale a cui faranno capo da tre a cinque controllate operative: una per le attività italiane, una per quelle del Nord America che oggi attraverso HmsHost controllano anche quelle internazionali e una per quelle europee (o più di una). Con un obiettivo ben preciso: ottimizzare il portafoglio e creare una maggiore flessibilità. L’impressione dunque è che la nuova riorganizzazione sia funzionale a porre le basi per moltiplicare le opzioni di valorizzazione. Tale modello rende infatti meno complicate eventuali operazioni di natura straordinaria. Siano esse acquisizioni o vendite. Insomma la recente mossa appare come un passaggio per accelerare quella crescita per linee esterne che finora è stata realizzata solo a livello organico. Magari puntando sull’espansione di alcuni Paesi ritenuti strategici.