Gazzetta dello Sport, 16 maggio 2017
La ’ndrnagheta ha messo le mani sui migranti?
I soldi che arrivano dall’Europa per i migranti - in teoria del tutto insufficienti, viste le lamentele del governo - risultano poi così cospicui che in Calabria i malavitosi della ’ndrangheta, dopo essersi sparacchiati l’un l’altro con parecchi morti per decidere come dividerseli, si sono a un tratto acquetati, perché hanno trovato un metodo, e da parecchio tempo mangiano senza problemi né discussioni, a parte il fatto che magistratura e carabinieri a un certo punto hanno capito l’antifona e dopo indagini durate parecchi mesi (se ne parlava già l’estate scorsa) hanno arrestato un sacco di gente e tra questi persino un prete assai noto nella zona.
• Quante persone? E il prete?
Sessantratrè persone, tra cui il prete don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto (dove sta il Centro Accoglienza Richiedenti Asilo, cioè il Cara), e Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese e lucana della Confraternita delle Misericordie. Le Misericordie sono una rete di associazioni di volontariato di ispirazione cristiana. Un’organizzazione colossale, in realtà: esistono da otto secoli, sono 700 in tutta Italia e fanno capo a una Confederazione di 670 mila iscritti, 100 mila dei quali assolutamente attivi. Spiegano nel loro sito: «La nostra azione è diretta, da sempre, a soccorrere chi si trova nel bisogno e nella sofferenza, con ogni forma di aiuto possibile, sia materiale che morale». Al momento dei terremoti nel Centro Italia hanno spedito sul posto 2592 sorelle e fratelli (tra di loro si chiamano così). Il loro presidente, confermato quattro giorni fa, si chiama Roberto Trucchi. I vertici sono stati rinnovati con un’immissione massiccia di toscani (absit
...). Il guaio di Isola Capo Rizzuto forse non li ha colti di sorpresa. «Abbiamo appreso con forte preoccupazione del fermo di Don Edoardo Scordio e di Leonardo Sacco rispettivamente Correttore e Governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto. Otto secoli di storia non vengono cancellati da fatti, seppure presunti, così gravi e pesanti [...] Annunciamo già da adesso il Commissariamento della Misericordia di Isola Capo Rizzuto e della Federazione Regionale Calabrese. Peraltro la gestione del centro di Isola Capo Rizzuto è da tempo affidata al consorzio “Opere di Misericordia” con sede a Firenze che continuerà i propri compiti nell’interesse degli ospiti secondo i principi che ci contraddistinguono. Dal pomeriggio di oggi il consigliere nazionale Alberto Corsinovi sarà sul posto».
• Spieghiamo un po’ bene che cosa hanno fatto questi tizi di Isola Capo Rizzuto.
Il Cara di Isola Capo Rizzuto è il più grande d’Italia: accoglie tra i 1.500 e i 2.000 migranti che hanno chiesto asilo con qualche diritto. Lo Stato italiano ha versato a questa struttura 103 milioni di fondi Ue in dieci anni. Di questi 103 milioni, 36 sarebbero finiti (secondo gli inquirenti) alla famiglia Arena, dominante nella zona e che ha avuto la capacità di mettere d’accordo le altre famiglie, i Dragone, i Nicoscia, i Grande Aracri. Sacco sarebbe stato l’anello di congiunzione tra la malavita e le Misericordie, di cui era a capo. Lei capisce che, davanti a un’istituzione, le Misericordie si presentano bene. Sono di ispirazione cristiana... Oltre tutto don Scordio fa un buon prezzo, da 34,5 euro giornalieri a migrante l’ultima volta è sceso a 22 euro.
• Suppongo che una parte dei 103 milioni siano finiti a lui?
Così pensano i magistrati, e le ricordo che fino all’ultima sentenza sono però tutti innocenti. Secondo i calcoli dei carabinieri, «una somma consistente veniva distribuita indebitamente al parroco della Chiesa di Maria Assunta, a titolo di prestito e pagamento di false note di debito: solo nel corso dell’anno 2007, per servizi di assistenza spirituale che avrebbe reso ai profughi, ha ricevuto 132 mila euro». In dieci anni, don Scordio si sarebbe messo in tasca 3,5 milioni di euro. Le motivazioni con cui Leonardo Sacco, il capo della Misericordia locale, girava il denaro alla parrocchia di Maria Assunta sono le più varie. «Restituzione prestiti», «Saldo note di debito», «Donazioni». Scordio, 70 anni, consegnava il denaro al fratello che lo depositava in Svizzera. Sacco di anni ne ha 35 e da quelle parti corre voce che sia il figlio di Scordio. Il sacerdote, sempre in base ai pettegolezzi, sarebbe un cattivo gestore dei soldi, spende e spande in sciocchezze. Tutte chiacchiere da prendere con le molle.
• C’è qualche indizio intorno all’amicizia di don Scordio con gli ’ndranghetisti?
Ha detto messa in memoria di Carmine Arena «Cicalu», assassinato nel 2004 a colpi di kalashnikov e di lanciarazzi Rpg7 da un commando dei Nicoscia. Ha celebrato il sontuoso matrimonio di Raffaella Arena, figlia del boss Nicola, 1.700 invitati al club Le Castella, sponsali interrotti da un’irruzione dei carabinieri a caccia di latitanti. Però è stato anche amico di Pier Luigi Vigna, di Bertolaso e di Franco Gabrielli.
• Se gli ’ndranghetisti hanno messo le mani sui finanziamenti per il Cara, vuole che non abbiano una quota del business relativo al mercato dei migranti dalla Libia a qui?
Chi sa. L’inchiesta potrebbe anche avere risvolti politici. Sacco risulta molto legato al governatore regionale Scopelliti e a colei che ha preso il suo posto dopo le dimissioni, cioè Antonella Stasi, 50 anni, architetto. Le indagini (l’inchiesta si chiama “Johnny”) sono condotte da Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, e dall’aggiunto Vincenzo Luberto. Sono magistrati che fino ad oggi hanno ben operato.