Il Messaggero, 13 maggio 2017
Bomba esplode all’ufficio postale. «Pista anarchica»
ROMA Pacco bomba nel parcheggio dell’ufficio postale di Roma Ostiense, a due passi dalla Piramide Cestia, quello che smista la corrispondenza per il Centro città, compresi Camera, Senato e Ministeri, uno dei più importanti. L’ordigno rudimentale «ma assemblato da mani esperte», come spiegano gli inquirenti, è esploso poco dopo le 9 del mattino tra un furgone e una Ford Fiesta e per un miracolo non ha provocato feriti, solo piccoli danni all’auto raggiunta dagli schizzi della benzina usata come innesco. Due i boati in sequenza, uno più lieve generato dalla detonazione e il secondo, ben più potente, udito fino all’interno dell’edificio progettato dall’architetto Adalberto Libera, dagli utenti in coda agli sportelli, piombati nel panico. «Il secondo è stato impressionante racconta Chiara Puzzo, un’addetta delle pulizie ho visto le persone fuggire in strada, abbiamo avuto paura». «Tremava tutto», racconta la titolare di un chiosco bar poco distante.
Dentro il palazzo delle Poste, i 250 dipendenti, sono piegati dal terrore. «Abbiamo sentito prima un botto dice un’impiegata ci siamo subito affacciati alla finestra ed è partito il secondo e poi le fiamme, è stato tremendo». Un altro dipendente, Claudio Rizzo, il responsabile della sicurezza, esce fuori nel parcheggio e con un estintore spegne la fiammata. In un attimo arrivano i vigili del Fuoco il cui distaccamento è proprio in via Marmorata di fronte al grande palazzo bianco. La polizia circonda l’area, intervengono gli artificieri e i cani anti-esplosivo. Altre verifiche vengono fatte nei magazzini e tra la corrispondenza per escludere la presenza di altri ordigni.
L’ORDIGNO La bomba era contenuta in una busta e composta da due bottigliette di plastica da mezzo litro riempite di benzina e da un porta-pranzo con all’interno probabilmente sapone liquido per i piatti e polvere pirica, il tutto unito da un filo collegato a una lampadina e a un timer meccanico da forno, spezzato dall’esplosione. I tecnici dovranno aprirlo in laboratorio per capire se fosse stato programmato a carica – e quindi azionato non molto tempo prima – o in base a un orario predefinito. C’era anche un interruttore di sicurezza perché l’ordigno non saltasse prima del previsto. Saranno esaminati anche altri frammenti contaminati dalla polvere dell’estintore. Quel che è certo è che due impiegati delle Poste, un dirigente e un facchino, per poco non venivano investiti dallo scoppio: il primo stava per parcheggiare con la sua auto proprio dov’era l’ordigno; l’altro aveva appena lasciato il parcheggio per le consegne prima del boato. «Sono salvo per miracolo», dice Fabio Palombi. La Questura considera il gesto «dimostrativo». Lo spiega Massimo Improta, dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso, durante i rilievi. Non ha dubbi, perché «il congegno dice è stato collocato vicino all’ufficio postale ma non poteva fare più di tanto male. Era ben fatto, ma al massimo poteva contenere un litro di benzina. A portarlo sul posto forse un pedone perché l’accesso è riservato». Anche se di notte i giardini alle spalle dell’ufficio postale diventano terra di nessuno, ritrovo per sbandati e disperati.
L’ESCALATION ROMANALa Digos punta sulla pista anarchica che ha nel mirino le Poste, criticate per i contratti precari e per la collaborazione con lo Stato nel rimpatrio degli immigrati. Con il timore che la chiamata alle armi della Fai, la galassia anarco-insurrezionalista italiana, «per un giugno pericoloso» con l’invito a colpire palazzi istituzionali, sia stata improvvisamente anticipata. Fino a ieri sera, però, non sono arrivate rivendicazioni. La Procura di Torino, intanto, ha già aperto un’inchiesta per attentati alle Poste avvenuti nella città subalpina, a Bologna, a Firenze e al Sud. Una strategia che si potrebbe essere spostata repentinamente nella Capitale. Nella lente degli investigatori l’attentato del 15 aprile al parcomezzi delle Poste italiane a Colli Aniene in cui bruciarono una quindicina tra auto, furgoni e scooter. Il fuoco innescato da benzina e diavolina. C’è di più. Una settimana fa davanti all’ufficio postale del Laurentino «due ordigni sono stati trovati inesplosi all’esterno, senza destare clamore», come spiega Stefano Angelini, segretario Uil Poste di Roma e Lazio. I pm romani hanno aperto un fascicolo per terrorismo con esplosivo, con la mente rivolta ai fatti di Trento e Rovereto quando nel corso del 2016 gli anarchici rivendicarono roghi alle auto delle Poste, lasciando scritte contro la Mistal Air, accusata di effettuare con voli charter «deportazioni coatte di immigrati». Viaggi che la compagnia, però, precisa di non effettuare più da un anno.
Non saranno utili agli inquirenti le telecamere del sistema di videosorveglianza del palazzo dell’Ostiense. Nuove di zecca, ieri non erano in funzione a causa di un contenzioso con la ditta installatrice che ne reclama il pagamento.