Libero, 13 maggio 2017
Tania Cagnotto. «Smetto per tuffarmi in una vita senza più ansia»
Lo stato d’animo è proprio quello dell’addio. Il luogo, simbolico al punto giusto. I campionati italiani di tuffi a Torino, città natale di papà Giorgio Cagnotto. Pienone assicurato per quello che è annunciato da tempo come l’ultimo tuffo di Tania, la regina italiana, e non solo, del trampolino.
«Ultimo? Che ansia, aspetta un attimo...».
Come che ansia, ancora? Dopo 25 anni di avvitamenti, carpiati, le decine di titoli europei, gli ori mondiali; e finalmente a Rio 2016, pure le medaglie olimpiche.
«Ecco appunto, sì certo ora posso anche smettere, rilassarmi. Però metto le mani avanti: se magari ci ripenso, e tra un anno avessi voglia di tornare? Non voglio essere categorica, insomma».
Fermiamoci a oggi. Stato d’animo?
«Un mix. Non c’è la mia solita ansia da prestazione pre gara, il mio stare attenta a ogni dettaglio per sentirmi in forma, dai grammi di pane ai minuti di sonno. Però l’emozione è tanta, anche la malinconia, come quando sta per concludersi un bel viaggio...».
Una crociera durata una vita?
«Esatto. Poi so che a Torino vengono in tanti a vedermi. È la città di papà. Nel 2009, gli Europei qui furono un momento cruciale per la mia carriera (vinse tre ori, ndr). Anche per questo, insomma, anche se non sarò la più in forma, perché mi sono allenata solo un mese e mezzo, voglio fare bene, pensa se sbaglio del tutto: che disastro».
A parte oggi, le tre cartoline della sua vita sportiva che tiene più a cuore?
«Di certo ci metto Londra 2012, la delusione del quarto posto, la medaglia olimpica mancata. Senza quel dolore non avrei ritrovato la voglia di riprovarci e a di arrivare al momento più bello in assoluto, l’abbraccio con Francesca (Dallapé, ndr) dopo l’argento nel sincro a Rio. Sì, è quella la medaglia più bella, più che nell’individuale. Perché sentivo addosso la doppia responsabilità e sapevo che sarebbe stata l’ultima chance di vincere insieme. Terza cartolina: il mio oro mondiale a Kazan nel 2015».
Adesso sono tutti ad aspettare che lei annunci una gravidanza, specie ora che la Dallapé, sua compagna di sincro, il 4 maggio è diventata mamma di Ludovica.
«No, vi prego, non fatemi fare programmi anche qui. Ho visto Francesca passare dalla dieta per Rio alla dieta per la gravidanza...no, non ce la farei. Dopo una vita di attenzione e misura, ho bisogno di un anno di libertà. Di stare con mio marito, fare viaggi che magari con un bambino non faremmo. Sfondarmi di fritto, anche! Voglio un anno... un po’ egoista».
Perché 25 e più anni di tuffi hanno dato tanto ma tolto altrettanto?
«Sì. La spensieratezza di certo. Non sono mai stata capace di vivermi una gara rilassata.
Ecco forse l’unico vero grande dispiacere di smettere ora, che ho davvero vinto tutto, è di non poter poi vivere una competizione internazionale senza dover dimostrare qualcosa...Ma chi mi conosce bene, dice che comunque non ne sarei capace. Mio padre in questo era più rilassato. Lui era uno da “O la va o la spacca”. Io come mia madre, più perfezionista, temo sempre che qualcosa alla fine andrà male».
Anche nella vita?
«Sì, mi preoccupo se mio marito è in viaggio, per esempio. Quando sto bene, tutto è a posto, temo sempre che possa accadere qualcosa a rovinare l’incanto».
La tensione agonistica non aiuta a gestire anche l’ansia nella vita?
«Certo! Infatti ho imparato tanto. E vorrei anche insegnarlo alle giovani, pur non avendo una laurea in psicologia. La lezione più importante della mia vita dal trampolino me l’ha insegnata la mia psicologa».
E qual è?
«L’ansia non la puoi cancellare. Devi imparare a gestirla. Devi fartela amica».