Libero, 13 maggio 2017
Contractor: il mestiere delle armi
Non è un soldato regolare, né un mercenario, bensì uno specialista nell’ambito tattico e strategico, addestrato a operare nei teatri di guerra. Il contractor è una nuova figura professionale, nata all’indomani dell’attentato terroristico agli Usa dell’11 settembre 2001. Da allora il contractor è presente in tutti i settori legati al mondo strategico e tattico, anche in quelli segreti e sensibili. Oggi, all’interno delle 17 agenzie federali d’intelligence americane, Cia inclusa, operano circa 45mila contractor, che costano al governo americano circa 16 miliardi di dollari, spesa che gli Stati Uniti sono ben lieti di sostenere considerando l’efficacia dell’utilizzo dei contractor nella lotta al terrorismo. Elemento quest’ultimo che ha spinto anche altri Paesi, in passato restii all’uso di questa nuova figura professionale, ad autorizzarne l’introduzione, come la Russia di Putin. Contractor russi sono oggi impiegati in Siria, in Libia, in Cecenia e pure in Venezuela. Anche i cinesi non si sono tirati fuori da questo tipo di attività. Contractor provenienti da varie parti del mondo sono stati reclutati dal governo di Pechino per garantire la sicurezza degli interessi cinesi nel mondo, soprattutto nei Paesi considerati ad alto rischio. Pare addirittura che la Cina spenda nel settore della sicurezza ben 8 miliardi di dollari per i circa 4mila contractor impiegati all’estero.
Persino il sedicente Stato islamico si serve dei suoi propri contractor, come ci spiega Gianpiero Spinelli, già contractor dello US. DoD, oggi intelligence advisor di Stam Strategic & Partners Group ltd di Londra nonché autore del libro «Contractor», edito da Mursia. «I terroristi jihadisti hanno i propri contractor e le proprie PMS’C (Private Military & Security Company), basti pensare che oggi Malhama Tactical addestra jihadisti di al-Qaeda in Siria, come ha già fatto in Cina. Non si tratta di un semplice gruppo di scappati di casa, ma di una vera e propria agenzia, finanziata da fondi di investimento legati agli Emirati Arabi», dichiara Spinelli, che ci ha narrato anche la sua personale esperienza come contractor in Iraq. Nel quadro della progressiva privatizzazione di tutti i settori un tempo di competenza esclusiva dello Stato, incluso quello della difesa, nonché di quel processo di globalizzazione che esporta insieme ai consumi anche le strategie, si inserisce questa nuova professione, resa indispensabile dall’affermarsi di un nuovo tipo di guerra, ossia quella terroristica, non localizzabile e con un nemico invisibile. «Procediamo verso un’evoluzione aziendale delle forze armate che comporta la riduzione al minimo degli eserciti e l’affermazione del contractor, fulcro del futuro assetto strategico mondiale», sostiene Spinelli. Questo particolare soldato, ausilio delle forze armate regolari, svolge innumerevoli mansioni. Egli non si occupa soltanto di lotta al terrorismo, ma provvede anche alla sicurezza di tutti coloro che sono impegnati nei processi di ricostruzione post-bellica, ossia funzionari internazionali, personale delle imprese, tecnici, volontari. Ecco perché il suo ruolo è cruciale e determinante nel ripristino della democrazia e dell’ordine pubblico: se non esistesse il contractor, nessuno accetterebbe di lavorare in zone estremamente pericolose. Un lavoro molto rischioso, dunque, quello del contractor, che spesso proviene dalle forze speciali ma che non sempre dipende dal proprio governo nazionale, dato che risulta essere impiegato presso multinazionali. Ed è questo il caso di Spinelli, assunto da una compagnia americana e inviato in Iraq nel momento più caldo, quello del 2004-2005, quando, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, la guerra assunse una dimensione anche civile, diventando una lotta di tutti contro tutti. «Anche l’Italia si serve dei contractor per la sicurezza non solo di alcuni interessi strategici all’estero, ma anche di consolati», assicura Spinelli, che fa alcuni esempi: l’ingaggio della PMS’C inglese Aegis Defense Ltd da parte del governo italiano, che decise di stanziare circa 3.498.000 euro per garantire la sicurezza di Eni in Iraq; l’ingaggio della PMS’C irachena Falcon Security per garantire la sicurezza del console e del consolato italiano ad Erbil nel Kurdistan. Tuttavia, spiega Spinelli, «l’Italia non è ancora pronta a compiere un passo tanto audace, come quello di affidare a PMS’C compiti complessi legati al settore delle operazioni speciali antiterrorismo». «Il contractor rappresenta il futuro della difesa. L’esperienza militare da sola non è più sufficiente, l’uomo con il fucile non basta più, oggi si cercano esperti specializzati. Gli standard sono sempre più alti. Inoltre, ormai abbiamo superato il concetto che la sicurezza sia interna che internazionale debba essere un’esclusiva degli Stati. Nei conflitti moderni le forze militari terrestri resteranno insostituibili, ma saranno sempre accompagnate e supportate dai contractor», conclude l’esperto.