Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 13 Sabato calendario

Va sempre peggio per colpa dei sauditi

Maometto era amministratore dei beni di sua moglie Khadijia, 15 anni più vecchia di lui e sua prima convertita. Attraverso la loro figlia Fatima arrivano a noi le innumerevoli schiatte di «discendenti dal Profeta» da cui è inflazionato il mondo islamico: prima fra tutti i re di Marocco e Giordania, che in effetti negli ultimi tempi si sono dati molto da fare per migliorare la condizione della donna nei rispettvi Paesi. Fu la guerriera Nusayab bint Kaab che salvò la pelle a Maometto durante la battaglia di Uhud. Fu l’intellettuale Um Salma che lo convinse a introdurre il diritto femminile all’eredità. E varie delle sue mogli il Profeta aveva l’abitudine di portarsele appresso in battaglia. Da ciò qualche studioso ha tratto la conclusione che l’islam in origine non fosse misogino; qualcun altro che misogino lo sia diventato proprio a opera dei successori del Profeta, esasperati per le continue interferenze di tutte quelle donne. 

Sono però soprattutto professori occidentali a ritenere che l’islam abbia migliorato la condizione femminile. La laureata a Cambridge e docente ad Harvard Leila Hamed, un’egiziana che nell’islam ci è nata, dice invece che la donna dell’Arabia pre-islamica poteva partecipare «a un’ampia gamma di attività comunitarie incluse la guerra e la religione. Tutto questo è venuto meno con l’islam». Certo, ci sono molte contraddizioni. La bangladeshi Tahima Nasreen è una scrittrice femminista fuggita sotto minaccia di morte da una terra dove buttare acido in faccia alle mogli «disobbedienti» è quasi uno sport nazionale, e dove però i due partiti politici che si alternano al potere sono guidati da due donne, così come ci sono state donne al vertice in Indonesia, in Pakistan e in Turchia. Più in generale, nel corso della Storia l’islam concreto si è inculturato in molti contesti diversi, nei quali ad esempio le musulmane Tuareg erano loro a portare il volto scoperto e ad imporre invece il velo all’uomo, mentre in Africa Occidentale era normale vedere donne musulmane andare allegramente con il seno di fuori. 
Nel Corano, però, esistono comunque una quantità di clausole che pongono le donne in condizione di inferiorità. Il wahhabismo è stato quel movimento rigorista che a partire dal XVIII secolo ha iniziato a predicare un ritorno alla «purezza» dell’islam consistente appunto nella cancellazione di ogni tipo di adattamento o attenuazione rispetto a questa lettera. Il wahabismo è poi riuscito a farsi Stato con la nascita di quell’Arabia Saudita in cui appunto alle donne è vietato perfino guidare l’auto, il petrolio ha messo in mano a questo Stato una quantità di risorse economiche portentose, e queste risorse sono stati utilizzate per propagandare in tutto il mondo un’interpretazione dell’islam talmente estrema, che qualcuno può anche sentirsi autorizzato a tenere le mogli al guinzaglio.