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 2017  maggio 14 Domenica calendario

Il mondo è meraviglioso

In principio era il paramecio, “uno dei più comuni protozoi ciliati, un organismo minuscolo, ancora più piccolo del puntino su questa i”, ma soprattutto una creaturina meritevole di applauso per il semplice fatto di essere viva, perché grazie a un dettaglio fondamentale può differenziarsi da un robot, a cui manca la capacità più straordinaria di tutte, ovvero quella di morire. Con questo incipit stravagante, con l’invito a battere le mani alla scienza come se calassero le luci a teatro all’inizio di uno spettacolo di giocoleria, comincia un libro di Jan Paul Schutten dal titolo molto ambizioso, Il mistero della vita. Com’è stato che dal nulla è nato tutto, tradotto per i tipi dell’Ippocampo da Claudia Valeria Letizia e Anna Rusconi, e corredato dalle illustrazioni di Floor Rieder.
Se pensate sia un manuale per ragazzi come tanti, con uno stile ammiccante e brioso quanto basta a far da involucro a un elenco di nozioni, se pensate sia uno di quei libri da regalare ai bambini perché imparino qualcosa divertendosi, siete sulla strada giusta solo a metà: definirlo così (e pure non sarebbe niente male) è riduttivo. Tutta la scienza che qui si vuol dare da imparare diventerà secondaria rispetto al godimento letterario: chi ha scritto questo libro sa come svegliare l’attenzione e tenerla viva, sa dosare lo stupore, la curiosità e la meraviglia, sa affermare idee e fatti con fermezza e vitalità, sa diluire le spiegazioni in un discorso insieme logico e narrativo. Questo libro offre a tutti i lettori un’esperienza ulteriore: attraversare momenti di estrosa letteratura scientifica e imparare nozioni nuove senza accorgersene, magari mentre si torna indietro a rileggere quello o quell’altro passo, per ridere di nuovo o semplicemente risentire come suona quel concetto, per tornare alla riga in cui il nostro cervello è stato più stuzzicato anche sotto il profilo estetico; non stupisce che l’autore abbia ricevuto nel 2015, nei Paesi Bassi, il titolo di ambasciatore dei bambini. Se non sapete perché in cima ad alcune montagne si possono trovare delle conchiglie, se volete una volta tanto sostituirvi a Dio e provare anche voi l’ebbrezza di creare “un Mario Rossi di Forlì”, se vi state chiedendo se è possibile nascere senza genitori e come la riproduzione sessuata ha cambiato il mondo, se pensate che starnutire a tre metri di distanza da qualcuno sia sufficiente per non contagiarlo, se siete pronti a sapere che ciò che fa di un batterio una balena non è nient’altro che la capacità di collaborare, o se volete semplicemente un volume che dia ai vostri figli le risposte a simili domande, questo è il libro che fa per voi. Spiega anche perché, nonostante tutto, conviene ancora credere a Darwin e all’evoluzionismo (“la più grande idea scientifica di tutti i tempi”), contro ogni dubbio biblico che tuttora viene posto; no, non c’entra la fede, è colpa di un coleottero bombardiere e dell’ipotesi illogica che in un paradiso divino potessero servire le armi: così Schutten destruttura con allegria una delle argomentazioni dei creazionisti, facendo finire con un 2-1 il derby scienza-religione, almeno in merito alla questione dell’origine. (Intanto, qualche parola sulle illustrazioni: senza i Frankenstein e le galline, senza gli orsi e gli orsi d’acqua, senza le bilance per creare cani da venti chili – insomma senza l’apparato di Floor Rieder, ci perderemmo molto della facilità con cui riceviamo informazioni anche solo sfogliando questo volume).
In principio era il paramecio, si diceva. Poi vennero le cellule e i batteri, persino più piccoli del paramecio, multiformi, pervasivi, “le creature viventi più riuscite”, forse varrebbe la pena battere le mani anche a loro (“Ma siamo matti? Chi è che applaude i batteri?”). E proprio a proposito di specie più riuscite, attenzione ai luoghi comuni: non si contraddistinguono per come perseguono la sopravvivenza attraverso la riproduzione, anzi, si direbbe che nei gruppi più vitali e ostinati ci sia un’istintiva inclinazione a farla finita, come accade alle api che si sacrificano infilzando il pungiglione nella vittima o alle formiche malate che vanno spontaneamente a morire lontano dal gruppo, per non contagiarlo. Schutten racconta come sia la consapevolezza della morte, l’accadimento più naturale che accomuna gli organismi, a far sì che le specie resistano. Così, dal rinnovamento delle cellule al fantasma di un sovraffollamento distopico, parlando della vita e del suo mistero, le pagine migliori di questo volume intercettano il bisogno dei bambini, e di tutti, di trovare risposte a domande difficili e tabù come quelle sul decesso naturale, riuscendo a farlo apparire tanto intrinseco alla vita da lasciare, se non un conforto, qualcosa che somiglia al sollievo, e alla requie.
Miracoli della scienza. O della letteratura.