la Repubblica, 13 maggio 2017
E Cary Grant cambiò grazie all’Lsd
MILANO Chi se lo immaginava? È stato Cary Grant a influenzare le ricerche di Timothy Leary sulle droghe psichedeliche. E chi avrebbe detto che dietro la maschera di charme e ironia della star più elegante di Hollywood si nascondesse un uomo tormentato, da sempre alle prese con i suoi demoni personali? Ce lo rivela il documentario Becoming Cary Grant, in anteprima al Festival di Cannes e, dal 9 giugno, visibile sulla rete Showtime. Diretto da Mark Kidel, il film narra l’esperienza di Grant con l’Lsd, iniziata alla fine degli anni 50, quando l’attore era all’apice della carriera. Sempre sdoppiato tra il suo vero nome, Archibald Leach, e il nome d’arte con cui era divenuto famoso, Cary non aveva mai superato un grave trauma infantile: la scomparsa della madre (l’aveva creduta morta; in realtà Elsie Leach era ricoverata in una clinica psichiatrica). Dopo aver tentato senza risultati lo yoga e l’ipnosi, la star intraprese un trattamento a base di Lsd, mediante sedute settimanali (circa un centinaio tra il 1958 e il 1961) con il dottor Mortimer Hartman dell’Istituto psichiatrico di Beverly Hills. All’epoca l’acido lisergico era considerato un coadiuvante per la terapia psicologica, efficace nella cura della schizofrenia, dell’alcolismo e delle sindromi post-traumatiche da stress. Grant fu entusiasta dei risultati e ne parlò liberamente e ampiamente dichiarando alla rivista Good Housekeeping: «Voglio raccontare questa cosa al mondo. Ha cambiato la mia vita. Tutti la devono fare». Fu proprio in riferimento a quell’intervista che Grant parlò di Leary: «Ho anche sentito che Timothy Leary ha letto l’intervista e che il suo interesse per l’acido è stato fondamentalmente ispirato da Cary Grant». Grazie all’Lsd l’attore disse di aver finalmente trovato la pace interiore cercata per tanto tempo. «Ho trascorso la maggior parte della vita provando dubbi su chiunque, sospettando di chiunque», confessò una volta. Ma «il risultato delle sedute fu una rinascita: avevo trovato dove volevo andare». Anche se, poi, almeno una dichiarazione risulta meno edificante, più in linea con l’opinione che la vulgata avrebbe attribuito più tardi all’acido: «In un sogno sotto Lsd mi sembrava di essere un pene gigante, lanciato dalla Terra come un’astronave». Ribaltando il proprio titolo, Becoming Cary Grant decostruisce la personalità del protagonista attraverso le sessioni con l’Lsd, che (assieme all’autobiografia inedita dell’attore e ai film-di-famiglia da lui stesso girati) costituiscono l’impalcatura della narrazione, inclusi i flashback vagamente “lisergici”. Se il documentario di Kidel, dove è Jonathan Price a prestare la voce a Grant quando parla in “prima persona”, ci mostrerà il lato oscuro, le paure e i fantasmi dell’uomo, non per questo mira a oscurare l’immagine del divo. Il cui fascino, anzi, finirà probabilmente per risultarne rafforzato.