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 2017  maggio 14 Domenica calendario

La Spal in una favola. L’idea di un prete, una sigla amata, 110 anni di brividi

Un oratorio, un prete, un acronimo. La Spal ha origini particolari: non nasce in un bar o in una palestra e il nome non richiama la città di appartenenza. La Spal sono quattro lettere che non tutti conoscono. Don Pietro Acerbis è un salesiano di quelli tosti, sa come prendere i giovani e tenerli lontano dalle cattive compagnie (che c’erano anche allora, come ovvio): fonda l’Ars et Labor, un circolo dove si coltivano pittura e sport, ciclismo e ginnastica, ma non il calcio che arriverà 5 anni dopo, nel 1912. Forse Vittorio Sgarbi poteva nascere soltanto qui: anche adesso, il momento del trionfo, non si è risparmiato una nota dolente sulla sua città che si esalta grazie al pallone e non all’arte.
IL SESSANTOTTO I giovani tifosi sono orgogliosi delle radici, ma anche stanchi di vivere nel passato, nel ricordo dei padri della patria calcistica, da Mazza in poi, o dei grandi giocatori che a Ferrara sono cresciuti e poi hanno fatto carriera altrove. L’ultima serie A risaliva al Sessantotto, anno particolare, divisivo, da scrivere regolarmente in lettere. Era un altro calcio e un’altra Italia. L’ultima partita di quel campionato, contro la Juve, viene decisa da Gianfranco Zigoni, papà di Gianmarco, uno dei talenti esplosi con Semplici. Anche questo un segno del destino.
IL MAGO DI CAMPAGNA Ma hai voglia a guardare avanti, 110 anni di storia tribolata non si cancellano. Spal nobile decaduta? Difficile dirlo, se si dà una rapida occhiata alla bacheca: un quinto posto nel 1960 come miglior piazzamento in Serie A e una finale di Coppa Italia persa col Napoli nel 1962 non sembrano meriti sufficienti per assegnare titoli nobiliari. Ma se si guarda al resto (la storia, appunto e il fascino della città e la semplicità del calcio di provincia), allora si può concludere che non sia stata una società qualsiasi. Prima della Seconda guerra mondiale, gioca diversi anni in A con la maglia bianconera (i colori cittadini) e il nome di Associazione calcio Ferrara. Dopo la guerra, la svolta. Si torna al biancoazzurro e all’amato acronimo: Società Polisportiva Ars et Labor. Spirito guida di quegli anni è una figura che rimarrà scolpita nella storia della città e del calcio italiano. Paolo Mazza allena la Spal, diventa presidente nel 1946, conquista la B e lotta per la A. Ha la capacità di piazzare molte promesse. Come Mario Astorri, acquistato per 25 mila lire e ceduto alla Juve un anno dopo, per la cifra all’epoca faraonica, di 2 milioni. Per queste brillanti operazioni Mazza sarà chiamato il Mago di campagna.
L’ERA DI MASSEI Nel 1951 con Janni allenatore, la Spal va per la prima volta nella Serie A a girone unico. Una festa: per l’occasione viene inaugurato il nuovo stadio. Diversi giocatori, valorizzati a Ferrara, proseguono la carriera in grandi squadre: come Picchi, Capello, Bigon, Reja, Delneri. Comincia anche l’epoca di Oscar Massei, un argentino di talento ma considerato finito all’Inter, che in breve tempo diventa il simbolo degli anni della Serie A. Resta per 9 stagioni di fila alla Spal con 52 gol in 244 gare. Nel 1963 un’altra svolta cromatica: la maglia azzurra con bordi bianchi lascia il posto a quella a strisce verticali. L’epoca d’oro però finisce: dopo tredici anni consecutivi, nel 1964, c’è la retrocessione in B. Quella Spal è un ascensore. Poi con il passaggio de campionato da 18 a 16 squadre, nel 1968 retrocede definitivamente. Nel 1976 finisce l’era di Mazza con un inaspettato blitz: dopo trent´anni di successi e dopo essere stato anche c.t. azzurro nel 1962 al campionato mondiale in Cile, viene messo da parte e la società passa a Primo Mazzanti.
I FALLIMENTI Nel 1990 la Spal chiude decima in Serie C2 e viene rilevata dalla Coopcostruttori, colosso del settore edilizio per poi essere ceduta, nel 2002, a Fabiano Pagliuso (proprietario e presidente del Cosenza). Dopo due stagioni entra in crisi, nell’estate 2005 c’è il fallimento: fuori da tutti i campionati! Nasce un’altra società: la Spal 1907. Nel 2008 subentra alla presidenza il bolognese Butelli: la sua gestione, durata 4 anni, si conclude nel peggiore dei modi, con la retrocessione in C2 e l’esclusione dal campionato 2012-13 per problemi di natura economica. Finisce in Serie D con il nome di Real Spal, il punto più basso della sua gloriosa storia. L’anno dopo, l’ennesima svolta: il 12 luglio 2013 grazie alla famiglia Colombarini prende il titolo sportivo dalla Giacomense. La nuova società Spal 2013 riparte in Seconda divisione. L’anno dopo è nella Lega Pro unica, nel 2014-15, con Semplici subentrato a Brevi, sfiora i playoff, nel 2016 va in B dopo 23 anni di attesa. Il resto è cronaca.