la Repubblica, 13 maggio 2017
Michael Fassbender: «Ho imparato a recitare in un bar»
MICHAEL FASSBENDER – schiavo del successo, undici film negli ultimi due anni, una pausa di otto mesi – è diviso in due. «Se sono pronto a tornare sul set dopo questo primo lungo intervallo? Non ancora». L’attore ha investito tutto nella carriera, senza fermarsi a respirare: «Sono consapevole della fortuna che mi è capitata, la popolarità l’ho raggiunta dopo una lunga gavetta. Avevo già considerato un piano di riserva: aprire un bar. Del resto sono cresciuto dietro il bancone del pub dei miei a Killarney. Diciamo che ho imparato a recitare lì, a sorridere ai clienti qualunque cosa stesse succedendo in cucina. So cosa significa non avere i soldi per una giacca che ti piace. Però ho tenuto duro». E non è stato facile. «Di fronte a un’opportunità, l’unica risposta possibile è stato l’impegno assoluto. Ma c’è, c’è sempre stata, una parte di me che ha bisogno di fuggire». Nel film Alien: Covenant, da giovedì scorso al cinema, l’esigenza di sdoppiarsi si è materializza in un doppio ruolo, quello dei due androidi gemelli David e Walter. «David, restato da solo a lungo, ha sviluppato intelligenza, cultura ma anche i difetti dell’umanità a cominciare da un grandissimo ego. Ma la sua personalità e l’umorismo mettevano a disagio, così, nella nuova versione, Walter torna a essere una macchina senza emozioni. «Recitarli entrambi è stato un privilegio: stesso tono, accento e personalità diversissime». Per l’attore è stata anche l’occasione di un confronto con se stesso e con le sue diverse pulsioni. Da una parte, infatti, annuncia la prossima ambizione, la regia: «Ho in mente un paio di storie, certo non kolossal come quelli di Ridley Scott». Un nuovo impegno che si aggiunge a quello di attore, produttore, attivista umanitario, talent scout. Dall’altra non scherza quando ripete che vorrebbe continuare a sfidare le onde sul surf e a correre in moto in un altro di quei viaggi per il mondo a due ruote col padre, «come quello che feci verso la Mostra di Venezia. A proposito: voi guidate in modo spericolato...».
L’incontro con Ridley Scott ha accentuato il suo lato manageriale e offuscato quello punk. Per fare Prometheus Fassbender ha rinunciato al vampiro musicista di Solo gli amanti sopravvivono.
«Quella della musica è una passione nata da bambino, la devo ai miei genitori che ci facevano ascoltare di tutto». La band, però, è un capitolo chiuso. Tra le esperienze più stressanti nella vita c’è stata quella di entrare nell’industria del cinema da produttore di Assassin’s Creed: «Lo ammetto, un po’ di pressione c’è stata all’idea che gli investitori non rientrassero dei loro soldi». L’attore di padre tedesco è scisso anche nella scelta dei ruoli fra impegno e leggerezza: per Hunger è dimagrito 13 chili, («mangiavo solo sardine, e io odio le sardine»), si è spogliato per il malato di sesso in Shame, «sono timido e non è stato facile fingere di masturbarsi davanti a una troupe». È stato anche il padrone odioso per Dodici anni schiavo: «Se scegli un film di Steve McQueen sai che non sarà uno di quelli che ti guardi mangiando pop corn». L’anticorpo a tanta sofferenza è stato l’umorismo. «Lavoro da tanti, troppi anni. E allora devo stare bene quando lavoro, divertirmi. Un po’ di questa leggerezza cerco di portarla anche nei personaggi più cupi, ora però ho voglia di una commedia vera».
Quello tra le due anime è un corpo a corpo quotidiano. «Devi stare attento a non farti assorbire dal set. Dopo dodici ore di riprese capita che le idee migliori arrivino mentre stai andando a casa, in macchina. Ma poi, devi saper chiudere la porta al personaggio. Altrimenti rischi di perdere gli amici». Difficile fuggire dal set se giri in un posto sperduto, come è successo con La luce tra gli oceani, «pensavo a questo film come un incubo, senza possibilità di fuga ma alla fine è stata un’esperienza bellissima. I barbecue in spiaggia, i tramonti». Michael Fassbender ha trovato se non il suo doppio, la sua metà: «Alicia Vikander è un’interprete piena di passione. Aveva la febbre dei giovani attori, ci siamo sostenuti e provocati a vicenda. Il confronto continuo con lei mi ha spinto a dare tutto».