Corriere della Sera, 14 maggio 2017
«Così da oggi con Macron cambieremo la Francia». Intervista a Sylvie Goulard
«Noi, la Francia, abbiamo tre priorità immediate: sicurezza, con i cyber-attacchi che devono essere presi sul serio perché minacciano la democrazia; difesa comune con gli altri Paesi Ue; e gestione comune dell’economia, ma dello sviluppo e della crescita, non solo del controllo della crisi. Vorrei che in questo, per esempio, la Germania non vedesse se stessa come una potenza egemone nella Ue, ma come una delle potenze del mondo».
Sylvie Goulard parla da Parigi. Dove, secondo diversi media europei, oggi Emmanuel Macron potrebbe annunciare il suo nome come quello della nuova ministra degli Esteri, o del nuovo primo ministro del Paese. La cerimonia del passaggio di consegne con Hollande avverrà alle 10, «ma la Costituzione – spiega l’eurodeputata liberaldemocratica, unica rappresentante di Macron all’Europarlamento – dice che il presidente può prendere altro tempo per decidere la sua squadra di governo».
Però qualche voce le sarà arrivata. Davvero lei non ha già saputo qualcosa del suo futuro politico?
«Davvero. Del resto è un momento di grande incertezza, non so quando il presidente annuncerà le sue scelte. Siamo in una situazione politica assolutamente nuova, mai accaduta prima».
In che senso?
«Nel senso che con Macron siamo impegnati nel costruire una maggioranza moderata di centrosinistra e centrodestra che vada al di là dei partiti, per rispondere all’aspettativa assolutamente incredibile di rinnovamento che c’è fra la gente. Per fare finalmente le riforme che Hollande non ha voluto lanciare e che la gente appunto aspetta: scuola, crescita, e così via».
Ora dovete formare il nuovo governo, ma anche le liste per le future elezioni...
«Sì, certo. E sono due cose parallele, che si specchiano fra loro, per le quali in questa settimana dovremo svolgere un lavoro enorme, e dalle quali dovrà giungere appunto un segnale ai cittadini. Perché questa non è una trattativa tradizionale fra partiti, come viene forse percepita da qualcuno a Parigi o a Roma. È molto di più, come è molto di più ciò che ci attende, a Parigi come a Roma o Berlino: ritrovare il ruolo della Ue nel mondo».
Questa novità di cui parla la coglieranno anche gli altri, la Germania o l’Italia?
«Sì, l’hanno già colta. Hanno capito il significato di questa impressionante vittoria europeista, da parte di un candidato che con molto coraggio ha ribadito la difesa dell’euro e tutti gli impegni con l’Europa. La Ue sta uscendo da una depressione collettiva, dalle angosce che ci hanno tormentato per anni, come la disoccupazione. Ma ora basta. Macron ci dice di guardare al futuro, con ottimismo. La Ue ha uno spazio enorme, con grandi risorse come il risparmio, la ricerca scientifica, quella diversità culturale che porta con sé delle differenze ma è appunto una grande risorsa».
A proposito di differenze: reggerà come sempre l’asse Francia-Germania?
«Certo. Ci sono responsabilità che in ciascun Paese vanno al di là dei partiti, e degli stessi uomini al governo».
Che cosa vi aspettate ora, in concreto, dalla Germania?
«Quello che dicevo prima: che non veda più se stessa come una potenza egemone. La Germania ha avuto un ruolo decisivo per difendere la dignità comune europea. Ma non ha fatto abbastanza, come del resto non lo abbiamo fatto noi con i governi di allora, quando nel 2013 la Grecia o l’Italia avrebbero avuto bisogno del nostro aiuto. Ora in tanti dicono che bisogna ripensare alla governance della zona euro. Va bene, ma bisogna andare anche oltre: guardare insieme ad un futuro positivo a lungo termine, ad una grande agenda europea».
E che cosa vi aspettate dall’Italia?
«Che resti assolutamente coinvolta con il concetto di Europa. Che non ci sia più quello sbattere i pugni sul tavolo, quegli inviti sfrenati a uscire dall’euro. Mi aspetto che si smetta di dire che l’Italia non possa dare un contributo positivo alla Ue: non è vero, è stata il Paese più europeista di tutti e può esserlo ancora. E fra l’altro, se gli italiani avranno più sviluppo e crescita, aiuteranno anche noi, perché compreranno più prodotti francesi».
In questo momento non sappiamo ancora se lei farà parte e in che ruolo del governo Macron. Ma come donna, come vede il ruolo femminile nella Francia e nella Ue di domani?
«Credo che le donne possano dare un contributo sempre maggiore alla crescita. Ma devono poter andare direttamente e di più sul mercato del lavoro, proporre direttamente i propri prodotti e i frutti del loro ingegno».