Corriere della Sera, 13 maggio 2017
Delrio: sì, mi interessai a Banca Etruria ma senza pressioni e conflitti di interessi
ROMA «Nessuna pressione, nessun conflitto di interessi. Solo una normale e doverosa attività istituzionale. Sono stupito che se ne parli». È il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio l’«altro esponente di governo» che si attivò per Banca Etruria. Ieri, senza fare nomi, l’episodio è stato raccontato dal quotidiano la Stampa. Facendo il paio con il caso del sottosegretario Maria Elena Boschi che, secondo quanto riportato nel libro di Ferruccio de Bortoli, avrebbe chiesto l’intervento di Unicredit per salvare la banca nella quale suo padre Pier Luigi era vicepresidente. Ma come sono andate le cose?
Siamo all’inizio del 2015. Delrio è ancora a Palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo che lascerà poco dopo per traslocare al ministero delle Infrastrutture, in un periodo di freddezza tra lui e Matteo Renzi. «Avevo saputo che la Banca popolare per l’Emilia Romagna stava studiando il dossier di Banca Etruria». Era stata la Banca d’Italia, del resto, a chiedere anche alle Popolari di valutare un intervento in soccorso dei quattro istituti che dopo pochi mesi saranno messi in risoluzione, cioè portati verso un fallimento pilotato con la perdita dei risparmi per gli azionisti e per chi aveva acquistato le obbligazioni subordinate. Oltre a Banca Etruria c’erano Banca Marche, e la casse di risparmio di Ferrara e di Chieti.
Delrio chiamò l’allora presidente della Banca popolare dell’Emilia Romagna, Ettore Caselli: «Lui mi disse che il dossier Etruria era stata valutato ma che l’intervento era stato scartato. È finita lì». Ma perché Delrio intervenne? Sul tavolo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio arrivano tutte le crisi aziendali che non vengono risolte al livello più basso, cioè nelle stanze dei singoli ministeri, come lo Sviluppo economico o il Lavoro. In quei mesi, per dire, è proprio Delrio a seguire dossier come Ilva, Piombino e Alitalia. È vero che, di solito, la competenza del sottosegretario di Palazzo Chigi si ferma alle crisi strettamente aziendali e non arriva a quelle bancarie, gestite dal ministero dell’Economia, oltre che da Bankitalia. Ma in quel momento il caso dei quattro istituti di credito sull’orlo del fallimento, con le nuove regole del bail in che facevano perdere una parte dei soldi ai risparmiatori, aveva una rilevanza tale da non essere più solo una questione bancaria. Secondo Delrio «un interessamento della presidenza del consiglio era naturale». Il ruolo di Delrio, quindi, è una prima differenza rispetto al caso Boschi, che all’epoca era ministro per le Riforme. Quella vera di differenza, però, è un’altra. Boschi sarebbe intervenuta per aiutare una banca nella quale la sua famiglia era direttamente coinvolta, visto il ruolo di vicepresidente del padre. Nel caso di Delrio questo legame non c’è. Ieri, sul caso Boschi, è tornato alla carica il Movimento 5 Stelle con una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini. «Abbiamo chiesto – dice il capogruppo Roberto Fico – che Gentiloni riferisca in Aula. Ed è pronta la mozione per far sì che la Boschi vada a casa».